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Una Biennale viva davvero

Solo adesso che la Biennale di Venezia ha aperto si riesce a capire il senso di quel titolo che al momento dell’annuncio da parte di Christine Macel era parso così strano. Viva Arte Viva punta davvero a rimettere al centro dell’attenzione l’artista. Messe da parte gli inaccessibili  esercizi concettuali delle edizioni passate, questa Biennale vuole essere viva davvero. Ai Giardini c’è chi dorme su un letto, chi fa l’uncinetto, mentre due dobermann sono protagonisti del padiglione Germania. La 57esima Biennale di Venezia, diretta da Paolo Baratta, e curata da Macel è un viaggio nella fenomenologia della creazione artistica che ridona all’arte quella magia di cui ormai da tempo è stata privata. Intimista, femminile, questi sono gli aggettivi che più si sentono ripetere in questi giorni di apertura, questa edizione fornisce al pubblico un punto di vista meno drammatico e più infantile sul mondo.

«È una Biennale – ha spiegato il presidente Paolo Baratta – che parla delle nostre abitudini, consuetudini, sogni o utopie». Non solo, una Biennale che attraverso gli artisti vuole recuperare un certo umanesimo, aprendosi alla possibilità di un neo umanesimo. «Un umanesimo – aggiunge Baratta – nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità». Questo lo si vede soprattutto nel Padiglioni dei Giardini dove gli artisti si sono interrogati attorno a diverse problematiche della società attuale, sullo sfrenato individualismo, sull’importanza della natura, sul destino della Terra, sul ruolo della donna, sul passato come tradizione, sul rapporto tra realtà e rappresentazione. 

Video e performance appaiono particolarmente valorizzati, ma sono tuttavia presenti anche pittura e scultura nelle loro incursioni contemporanee. Appena entrati dalla porta principale del Padiglione Centrale ai Giardini, di rilevanza il progetto di Olafur Eliasson Green Light – An artistic workshop, un atelier fondato sulla vita comune, dedicato in prima battuta ai migranti e ai rifugiati che vivono in Veneto e agli studenti, nel quale si fabbricano lampade modulari. Una Biennale “relazionale”, che fa pensare a come il testo di Nicolas Bourriaud sia ancora estremamente attuale, in un’era in cui la spersonalizzazione e la digitalizzazione hanno fagocitato anche le nostre vite.

Info: www.labiennale.org/it/arte

photo: Gianpaolo Cacciottolo e Alessia Carlino

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