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Pirri al Macro di Testaccio

I pesci non portano fucili è il titolo scelto da Alfredo Pirri per un vasto progetto arrivato alla sua tappa conclusiva con l’inaugurazione della mostra che porta il suo stesso nome negli spazi del Macro di Testaccio.  Un omaggio al libro The divine invasion di P. K. Dick, invito dell’artista a vivere la città come fosse acqua viva, e a essere disarmati, curiosi, aperti. Un invito alla sua città, Roma, a creare nuove forme di collaborazione, in maniera fluida e libera.

Una mostra che permette di avere una visione completa dell’attività di Pirri dopo i due grandi appuntamenti romani alla Nomas Foundation e al Maxxi. Il primo, nostalgico RWD-FWD, titolo che fa eco ai tasti rewind e forward dei vecchi registratori e che ha dato la possibilità riavvolgere e accelerare il tempo mostrando il vasto archivio pubblico e privato dell’artista; il secondo Attraverso lo specchio, una giornata studio occasione di dibattito e confronto, ripercorrendo la memoria artistica di Pirri e il rapporto nei suoi lavori tra architettura, scultura e arte. Una raccolta imprevedibile, frammentaria, inevitabile parte di un processo di vita e creazione. Un’archeologia che registra un percorso, una ricerca tecnica dell’artista mutevole nel tempo, scandita dagli elementi che da sempre la contraddistinguono: lo spazio, il colore e la luce. Prende così le forme di una traccia narrativa, aperta e partecipata, che conduce lo spettatore tra i meandri di trentacinque anni di storia attraverso la voce di un artista quotidianamente attivo sul campo. L’esposizione riunisce circa 50 opere tra le più importanti e significative dell’artista realizzate nel corso della sua carriera dagli anni ’80 d oggi.

Ad aprire la mostra Quello che avanza, 144 cianotopie, stampe fotografiche off-camera su carta, realizzate all’inizio dell’anno nel laboratorio allestito alla Nomas Foundation. Manipolando immagini residuali, l’artista indaga l’idea di tempo e conservazione riflettendo sulla degenerazione, l’alterazione e la memoria dell’immagine stessa. Da qui in poi il percorso si sviluppa quasi cronologicamente attraversando letteralmente Cure, la costruzione in legno dipinto creata per la 43sima Biennale di Venezia e il famosissimo specchio Passi, che frantumandosi sotto le scarpe dell’osservatore crea narrazioni deformate e amplifica la percezione della realtà mediante la riflessione frammentata dello spazio.

Ci si sposta all’interno di un ambiente plasmato da forme dinamiche che si confrontano con lo spazio, un viaggio tra i colori delle Facce di gomma, delle piume di Arie e dei paesaggi ricreati in Verso N, installazioni e oggetti della memoria. In questa esperienza visiva anche le parole come le forme e i colori si susseguono: parole scritte come in Acqua con polvere e parole celate nelle pergamene dipinte della La stanza di Penna che ricreano un paesaggio urbano fino alle parole sonore del Rapporto alla Nazione, opera radiofonica che mixa il discorso di G. W. Bush del 2001 e il latrato di cani in un canile. Curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi, una mostra affascinante, sorprendente e del tutto inaspettata, nonostante la ferma convinzione, entrando nel padiglione, di ritrovare quel mitico, immancabile specchio, simbolo poetico dell’artista. Rimarrà aperta al pubblico fino al 4 giugno. Info: www.museomacro.org

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