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Love arriva a Milano

Nelle parole del curatore Danilo Eccher (con la sua Love. L’arte contemporanea incontra l’amore a Palazzo della Permanente a Milano fino al 23 luglio prossimo, atto secondo dopo la dimora romana della mostra presso il Chiostro del Bramante), «l’arte è sempre una grande dichiarazione d’amore». Se è vero, come sosteneva Eugène Delacroix, che l’opera costituisce un ponte tra artista e spettatore, ne consegue che l’arte è senza dubbio interpretabile come un assoluto, gratuito, incondizionato e totalizzante atto d’amore, d’invito al pensiero libero, alla riflessione subconscia, alla disperata vitalità pasoliniana. I neon di Tracey Emin, poesia visiva dall’attitudine spiccatamente intimista, sono parole proprie di una calligrafia curva e angolosa, vorace, autentica e spontanea come appena impressa sulla carta, di una lettera d’amore ermetica e scarna sebbene potentemente evocativa; Yayoi Kusama, che ha dedicato la sua intera esistenza all’arte, sprigiona il suo amore attraverso la meticolosità delle forme reiteratamente scolpite e dipinte, mentre la Marilyn multicolore di Warhol è il simbolo più iconico dell’amore, perché attraverso la celebrazione della donna più bella e triste di tutti i tempi l’amore celebra se stesso, così anche Francesco Vezzoli è solito venerare le icone, lo dimostra la sua Anna Magnani che piange l’amore per Roberto Rossellini: l’autentica amarezza delle lacrime dell’attrice trasuda dai ricami preziosi.

Ma l’amore iconico è raccontato inoltre da Robert Indiana, re della scultura propria di un pop estetizzante: in mostra alluminio policromo dalle forme morbide e ricurve, volte a sottolineare ed imprimere il segno dell’amore inteso come forza della parola (λέξις): il riscoperto sostantivo latino “Amor”, affiancato dal ben più blasonato “Love”, spiccano nel rosso brillante e laccato, come un dolce monito per il visitatore, invitato a ricordare la necessità e impossibilità di sfuggire al sentimento per eccellenza. Altrettanto iconiche appaiono le forme dipinte su tela, pannello o alluminio ritagliato di donne comuni dall’attitudine di pin-up, distese su di un letto ad attendere l’amore, le loro bocche che fumano in attesa di baci sembrano suggerire di non rimandare a domani ciò che è possibile donare oggi; diversamente l’estetica del nudo ed il cruciale ruolo del bacio in amore è ripresa da Kiss di Marc Quinn, opera che evoca un amore pacato, protettivo, puro quanto il marmo immacolato, che solo formalmente si discosta dal tenero ed entropico muro di scritte adolescenziali e dalla grazia dei suoi fiori dipinti in modo statuario. La stessa grazia senza fatica si ritrova nel lavoro di Mark Manders, nella figura placidamente distesa su di una sedia, o nel volto la cui espressione regale è intrappolata nel legno e ci scruta magnetica, o ancora nella protezione dell’amore dal sapore materno in entrambe le rigorose foto di Vanessa Beecroft, ed infine nelle delicate tele e acquerelli di Francesco Clemente, dai dolci tratti poeticamente suggestivi.

Il sentimento dei sentimenti, dotato di intrinseca tragicità (presupposto e conseguenza inevitabile dell’amore suggeriti da Tracey Emin nella sua Those Who Suffer LOVE) è rappresentato nei video di Tracey Moffatt e Ursula Mayer, in fotogrammi che raccontano rispettivamente ora l’idillio, ora l’odio e l’ossessione, ora parole celate e sguardi languidi dai tratti viscontiani, ora dolore massiccio e grondante, ridondante come la materia dalle trame complesse del cuore impavido di Joana Vasconcelos. La positività scatenata dall’amore vitale e giocoso è indagata invece ora dal giovane artista islandese Ragnar Kjartansson, ora dai coetanei Nathalie Djurberg & Hans Berg, coppia nell’arte e nella vita, che attraverso la reinterpretazione dei fiori, simboli dell’amore effimero, ne celebrano la forza dirompente, il divertissement, analogamente al duo artistico più famoso e riuscito della storia dell’arte, Gilbert & George, che attraverso imponenti vetrate ipercolorate non possono che generare empatia e trasmettere il significato ultimo di tutta l’esposizione, il ruolo dilagante, incontenibile e salvifico del sentimento amoroso.

Fino al 23 luglio, Museo della Permanente; Info: www.lapermanente.it

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