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Cinque mostre

Tra i partecipanti al Rome Prize Fellows, gli Italian Fellows e gli invitati dall’American Academy sono oltre quaranta gli artisti che sono stati riuniti sotto il segno dell’edizione di Cinque Mostre e in particolare modo sotto il titolo evocativo Vision(s). Un’unica visione per raccontarne tante, cercando di coordinare gli obiettivi, le strategie e le diverse tecniche di lavoro. Impresa tra l’altro non semplice vista la cornice vasta e suggestiva dell’American Academy, il più antico centro americano fuori dagli Stati Uniti che da anni si adopera per creare un ponte di comunicazione creativa e culturale di alto livello. La cura quest’anno è affidata a Ilaria Gianni con l’assistenza di Saverio Verini, i quali hanno dato vita a un percorso libero – unica possibilità per la messa insieme di tanti nomi e interventi – composto per l’appunto di “visioni”, senza essere eccessivamente didascalico o contenitivo: il pubblico è invitato a seguire in libertà gli occhi. La diversità degli artisti è tale che ogni intervento o opera può essere vista in maniera arbitraria, cercando un senso nel rapporto con lo spazio prescelto. Vale ad esempio per l’installazione di E.V.Day In-Vitro, una visione contemporanea del sovrannaturale attraverso l’elemento baroccheggiante dei raggi di luce che passano appositamente per il vetro del lucernario; oppure l’opera Chimes di Emiliano Maggi, pensata per esistere proprio sulla scalinata dell’Accademia e fornire un’impressione tangibile di sé grazie alla vista e al suono.

Come un artista percepisce il suo circondario o come si adopera per realizzare un lavoro che parli di politica, ambiente o architettura, tutto viene mostrato in un’esposizione che sembra poggiarsi sulla viva sincerità dell’aspetto laboratoriale. Per questo motivo il pubblico viene accolto con la monumentale opera in legno di Robert Hutchison Architecture and Ultramoderne, che sembra suggerire l’ingresso in un ambiente dove sussistono l’architettura fisica ma anche quella progettuale di ogni partecipante. Fra gli innumerevoli materiali non poteva mancare la parte “body” con alcune performance, come Indoor City di MODU (Phu Hoang & Rachely Rotem) o Il cuore di Wanda di Danielle Simon e E.V. Day. In questa ampia prospettiva sulla visione, ben si lega l’idea di immagini modificate, mimetizzate; così all’interno del criptoportico sempre Ilaria Gianni con l’artista Gabriele De Santis hanno allestito La più geniale tra le maschere in cui viene indagata la figura di Arlecchino, personaggio della Commedia dell’Arte e figura oggi piuttosto attuale per la sua capacità di restare un servitore scaltro e dalla utile capacità metamorfica a seconda della situazione. Il personaggio viene visto in maniera simbolica, cromatica o materica e il risultato più che il riso è un panorama sociale rivelatorio. Questa esposizione si conclude con una serie di immagini fotografiche di Annalisa Metta e Jonathan Berger, i quali si mettono in luce grazie a una serie di immagini fotografiche legate a un momento ben definito nel tempo. Realizzata grazie al sostegno dell’Adele Chatfield-Taylor and John Guare Fund for the Arts, Vision(s) è un percorso democratico che cerca di palesarsi senza filtri, uno sforzo di messa in comunione di aspetti fisici, mentali, percettivi e soprattutto visionari, hic et nunc.

Dal 14 febbraio al 4 aprile, American Academy in Rome, Via Angelo Masina 5
Info: www.aarome.org/it

 

 

 

 

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