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Estratto dal libro Le intelligenze dell’arte firmato da Angela Madesani e pubblicato da Nomos edizioni

Le intelligenze dell’arte, gallerie e galleristi a Milano 1876-1950, è la nuova pubblicazione Nomos edizioni firmata da Angela Madesani già autrice di libri come Inchiesta sull’arte e la fotografia e Storia della fotografia. In quest’ultima faticata Madesani si prefigge lo scopo di raccontare uno spaccato storico particolarmente vivace, un secolo di artisti, collezionisti e gallerie analizzato sotto una precisa geografia: Milano, città che proprio in quel periodo definiva la sua vocazione internazionale. Lo scritto comincia dalla fondazione della Famiglia Artistica Milanese  nel 1873 definita come ”un sodalizio autogestito dagli artisti, in particolare gli scapigliati” arriva fino all’ambiente spaziale allestito nel 1949 da Lucio Fontana nella galleria il Naviglio. Riportiamo un’estratto dal libro preso proprio dall’ultimo capitolo del volume: Da Venezia a Milano, La galleria del Naviglio.

”Il Naviglio, la galleria con cui si chiude questo studio, rappresenta il futuro. L’arte a Milano, con Lucio Fontana e con lo Spazialismo, sta prendendo altri percorsi. E in tutto questo Carlo Cardazzo è un protagonista di primo piano. Figlio di Vincenzo, noto costruttore edile, an- che nel settore delle opere pubbliche, nonché collezionista d’arte, Carlo nasce a Venezia nel 1908. Ventenne, con l’acquisto di un dipinto di Filippo De Pisis prende avvio quella che sarà destinata a diventare una vera e propria collezione d’avanguardia, con opere di Carrà, de Chirico, Morandi, Guidi, Viani, Rosai, Cesetti, Marini, Manzù e molti altri. (…)

Alla fine del secondo conflitto mondiale Cardazzo, nemmeno quaranenne, sente l’esigenza di uscire dai confini veneziani e aprirsi all’internazionalità: decide così, mentre il fratello Renato resta a Venezia a occuparsi della Galleria del Cavallino, di sbarcare a Milano. Milena Milani, scrittrice e compagna di Carlo Cardazzo dalla metà degli anni Quaranta sino alla sua scomparsa, fornisce un’ulteriore motivazione del trasferimento a Milano:”Con Cardazzo, con cui inizialmente c’era un rapporto di intesa culturale e spirituale, ci eravamo innamorati. Io, come spesso accadeva a quel tempo, ero completamente all’oscuro dei suoi legami familiari: aveva moglie e due figli. A quel punto ci mettiamo contro tutta la città, che ci guarda male in quanto adulteri. Così con Carlo decidiamo di trasferirci a Milano e fondare là una nuova galleria. È nata così, da una storia d’amore, la Galleria del Naviglio: era il 1945”. (…)

La grande avventura, come ha sottolineato Luca Massimo Barbero nella più importante monografia dedicata al gallerista, prende avvio con due fatti di indubbia importanza: il legame con Lucio Fontana e la mostra di Jackson Pollock, organizzata nel 1950 grazie alla collabora- zione con Peggy Guggenheim. Nel suo programma la Galleria del Na-viglio cerca infatti – riuscendoci appieno – di instaurare un dialogo tra i grandi maestri della tradizione italiana e internazionale del Novecento e le nuove proposte: Fontana (e lo Spazialismo), Capogrossi, Scanavi- no, che con Cardazzo lavoravano in esclusiva, l’informale europeo, e la nuova Scuola americana. In occasione dell’apertura della galleria, il 12 gennaio 1946, viene promosso un premio di cinquantamila lire, la giuria è composta da Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Sergio Solmi, Pietro Feroldi. Vincitori sono Renato Birolli, con il dipinto L’operaio, e Carlo Conte, con la scultura Bagnante.

Nel 1946 Lucio Fontana, che in questo momento risiede a Buenos Aires, fonda il Movimento Spaziale e firma con un gruppo di allievi il Manifiesto Blanco in spagnolo. Nell’aprile del 1947, rientrato in Italia, inizia a frequentare lo studio degli architetti Belgiojoso, Peressutti, Rogers e quello di Giampiero Giani, intellettuale e compagno di strada. Scrivendo nel 1947 da Albisola Mare al fratello Zino, in Argentina, l’artista bene esprime il clima e l’entusiasmo di questo immediato dopoguerra: ”prego Iddio che me la mandi buona e che possa rimanere in Italia per lungo tempo. Se tu vedessi Milano, è qualcosa di Meraviglioso, pare un immenso cantiere in costruzione, tutti si arrangiano”.

Da quell’anno, attraverso incontri, riunioni, discussioni che si tengono, oltre che allo Studio Bbpr, alla Galleria del Naviglio, si sta formando il Movimento Spaziale. Come si legge nella circolare del febbraio 1948:

”Il movimento ha eletto come sede la galleria del Naviglio, via Manzoni 45 Milano tel. 61538 (ogni sabato dalle 18 alle 20 il segretario del movimento sarà a disposizione del pubblico per informazioni)”

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