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Elena Mazzi

Una delle peculiarità del nostro tempo è la democratizzazione dei mezzi di comunicazione, apertura che chiama in causa anche le arti visive che assumono, oltre al compito di narrare il mondo circostante, la volontà di farsi mezzo di comunicazione di notizie, dati e informazioni di ambito scientifico, sociale o economico. Elementi che emergono nel video di Elena Mazzi, The financial singing, finalista al Talent Prize 2016: «L’opera – spiega l’artista – prende forma a seguito della lettura del libro del fisico danese Per Bak How nature works dove si definiscono strategie di analisi positive delle crisi e delle catastrofi sia da un punto di vista umano che naturale, trovando affinità comuni».
Elena Mazzi dal 25 gennaio al 17 marzo all’Ex Elettrofonica, con la mostra Notes on Complexity.

A partire da Bak, come ha preso forma The financial singing?
«Analizzando diversi casi studio sul rapporto uomo-natura, Bak ha rilevato come l’andamento di molti sistemi complessi, se studiato per un certo periodo di tempo, risulta seguire con cadenza proporzionale, un’alternanza di momenti di crisi e periodi di stabilità. Questo mi ha portata a riflettere sull’idea di ritmo, inteso come metodo di lettura del tempo e della storia e di conseguenza a tradurlo in musica. Nella video-installazione che prende forma a seguito di una performance, la cantante Costanza Gallo interpreta un grafico rappresentante l’andamento dell’economia occidentale capitalista, restituendo la portata sociale ed emotiva di crisi economiche che hanno segnato il corso del Novecento. Il monitor di lettura segue gli andamenti della Borsa americana dalla fine del 1800 al 2011, restituendo fedelmente le caratteristiche del grafico reale e mantenendo il canonico blu elettrico per lo sfondo. Il grafico è stato poi trattato come uno spartito, traslandolo per una voce da soprano, aggiungendo forti e piano, figure musicali e sillabe onomatopeiche in corrispondenza ai momenti di cambiamento. La cantante lirica chiamata a interpretare lo spartito fa emergere attraverso la voce diversi stati d’animo legati alle condizioni del mercato, traducendo mediante un’aria articolata una grammatica musicale vicina alla sensibilità moderna».

Come si sta sviluppando questa ricerca?
«Recentemente ho deciso di continuare questo lavoro, analizzando economie in rapida crescita (Emirati, alcune aree di Asia e America Centrale) e costruendo nuove traduzioni vocali, consapevole e al contempo incuriosita delle influenze che la storia musicale del luogo può avere. L’installazione video, inoltre, permette all’opera di essere esperita in contesti più ampi, così da non rimanere per forza vincolata alla performance».

Passare da un linguaggio (economia) a un altro (musica) si può intendere un’operazione di comunicazione alternativa?
«Alla base c’è l’idea di un dialogo tra diverse discipline, sempre più importante nella mia pratica artistica. Nel caso specifico di The financial singing faccio riferimento al dialogo tra arti, scienze (economiche e sociali) e percezione delle stesse. Guardare a come l’economia cambia e si trasforma in relazione a determinati periodi storici attraverso un canto lirico sicuramente può essere inteso come modo altro di guardare a come i canali di comunicazione narrano di una situazione al contempo storica e attuale».

Che rapporto hai con i mezzi di comunicazione?
«Sono personalmente molto scettica verso il giornalismo contemporaneo, e preoccupata delle modalità d’uso dei canali di comunicazione. Da questa preoccupazione nasce infatti un mio recente lavoro del 2015 intitolato Mass age, message, mess age, che fa riferimento alla possibilità di errore durante la trasmissione di un messaggio. L’opera si presentava come un connubio tra un workshop e una performance ispirata al gioco del telefono senza fili, dove l’errore predomina anche quando la trasmissione del messaggio è basilare».

Quanto conta nei tuoi lavori la relazione con il fruitore?
«Faccio del mio meglio per avvicinare il pubblico alle mie opere, per farlo entrare nell’opera. L’arte è per me uno strumento per analizzare, cambiare, migliorare, guardare in maniera diversa la realtà che ci circonda, e vorrei condividere il più possibile questa presa di coscienza con il pubblico. Nel caso specifico di The financial singing, il fatto che il grafico presenti segni tipici del linguaggio musicale affiancati a suoni e traduzioni delle parti più onomatopeiche sta a significare un’apertura verso il pubblico, che può così seguire i fraseggi della cantante relazionandosi al grafico e comparando tempi storici e modalità di traduzione durante il canto stesso».

1984
Nasce a Reggio Emilia il 25 gennaio
2011
Si laurea in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia
2013
Partecipa al programma di residenze di Dolomiti contemporanee, ed è assegnataria di uno studio alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia
2015
Partecipa alla 14esima Biennale di Istambul vincendo il premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. È assistente e performer per l’artista Joan Jonas
2016
Invitata alla 16esima Quadriennale di Roma, vince il premio Ntcm e l’arte, il premio Eneganart e il premio Illy cafè per una residenza nella Fondazione Pistoletto e riceve una menzione d’onore per il premio Arte, Patrimonio e Diritti Umani dall’associazione Connecting Cultures

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