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Collu, Tu sì que vales?

Diciannove novembre, al talent show di canale 5 Tu sì que vales si presenta a quasi 5 milioni di persone Paco Cao, artista spagnolo, con cappello a cilindro verde scuro e giacca abbinata. «Sono stato invitato dalla Galleria Nazionale per presentare il Museum Beauty Contest», spiega davanti alle facce perplesse di Maria De Filippi, Rudy Zerbi, Teo Mammuccari e Gerry Scotti. Un incontro ravvicinato tra mondi paralleli. Ma la De Filippi non si scoraggia, abituata a interpretare i ragionamenti di difficile comprensione dei concorrenti di Uomini e Donne, cerca di rispondere all’alieno venuto dall’ex Gnam: «Sta dicendo che è un progetto per democratizzare l’arte, spesso non accessibile a tutti». E in effetti, ha centrato il punto: l’artista è lì per far conoscere a più spettatori possibile un concorso di bellezza pensato per avvicinare l’arte al pubblico tramite un’elezione di una Miss e un Mister fra i personaggi raffigurati nelle opere della collezione del nuovo allestimento della Galleria Nazionale di Roma.

Ma il vero stupore lo suscita, dopo pochi secondi, l’entrata in scena della neo-direttrice Cristiana Collu, anche lei di verde, per dare supporto a questa iniziativa lanciata qualche settimana fa sul sito del museo romano: «È un progetto che mette in comunicazione due istituzioni come un museo e la televisione», spiega la Collu con la sua consueta pacatezza ed eleganza che contrastano drammaticamente con il contesto. Tra i piani di ringiovanimento del Museo a quanto pare c’è anche il progetto di estendere la comunicazione fino a entrare negli schermi di tutte le case. Ma forse questo è un po’ troppo: oltre al progetto leggermente trash, c’è di trash anche la trasmissione scelta per presentarlo e questo connubio rischia di far perdere credibilità all’istituzione e a chi la dirige. Sarà che il mondo dell’arte non si riesce ad astenere da giudizi spocchiosi, sarà che non siamo ancora così progressisti da abbracciare questo genere di “apertura mentale”, ma qui non si tratta di avere un pensiero conservatore, si tratta di valutare oggettivamente determinate scelte fatte per curare l’immagine di uno dei principali musei capitolini. Sul nuovo allestimento, nulla da obiettare, sul contest si può soprassedere, ma su questa messa in scena no. Sarà poi anche vero che, visitando le sale, qualche spettatore che ha assistito al programma possa entrare e chiedere al guardiano in che sala trovare la vincitrice di Miss Galleria Nazionale 2017 per scattarsi un selfie. Ma questo, a che pro?

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