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Artissima, quello che è stata

Artissima, la fiera d’arte contemporanea di Torino, è giunta al termine e ha collezionato numeri importanti. I biglietti strappati sono stati 50 mila, oltre due mila i collezionisti da tutto il mondo e 7 premi per l’ultima edizione diretta da Sarha Cosulich che così commenta a fine evento: «Al mio quinto anno alla guida di Artissima posso dire che averne avuta la responsabilità è stato grande privilegio: custodirne l’identità, immaginare la crescita e lo sviluppo del suo prestigio, costruire innovazione e sperimentazione di alto profilo».

Anche quest’anno, la fiera, ha rivelato la sua vocazione internazionale con molti stand stranieri che hanno espresso un profilo professionale molto elevato. Altra nota positiva è la sua apertura verso un collezionismo di qualità e soprattutto un collezionismo attivo. Per i corridoi della fiera circolavano per lo più addetti ai lavori e persone competenti che hanno creato un’atmosfera di fermento intellettuale. Il trend di quest’anno seguiva quello degli anni precedenti con l’esposizione in grande prevalenza di fotografie.

Si può cominciare con le foto di Body By Body esposte nello stand della galleria di Chateau Shatto di Los Angeles che ha vinto la menzione speciale del Premio Illy Present Future, insieme a Renato Leotta: attraverso una tecnica particolare, simile a una polaroid, l’artista ha realizzato un lavoro su ritratti di personaggi politici europei con diverse posizioni ideologiche, e con una propensione al surrealismo. Possiamo poi citare Eva Frapiccini con le sue fotografie su Berlino nello stand di Alberto Peola di Torino, con Muri di Piombo, il suo lavoro sugli anni di piombo, che è già stato esposto al Castello di Rivoli nel 2012 nella collettiva La Storia che non ho vissuto (testimone indiretto), mostra accompagnata da un’acquisizione.

Al di fuori del contesto della fotografia il gallerista Peola esponeva nel suo secondo stand all’interno di Present Future la giovanissima, classe ’81, Francesca Ferreri che utilizza oggetti di riciclo lavorando, ad esempio, con gesso, ceramica e ferro, ridando nuova vita all’oggetto iniziale con la sua impostazione basata sul restauro che si concede all’osservazione del particolare per ridestare un ricordo come succede quando ci si cura dei dettagli nel restauro; la giovane è stata notata da Carolyn Christov – Bakargiev che l’ha voluta in collezione alla Gam di Torino. Per ritornare, invece, alla fotografia uno scatto su cui si potrebbe discutere è Luca II, 49 di Libera Mazzoleni in cui un uomo e una donna si trovano in atteggiamenti discinti con la scritta ripresa dal passo dell’evangelista: ”Io debbo essere in quello che è di mio padre”, quanto meno provocatorio. E ancora fotografie di Francesco Jodice, Loredana Nemes, Domingo Milella, Primoz Bizjak, Hans Op De Beck e Ugo Mulas, per citarne alcuni.

Il video invece è stato poco rappresentato ma Cecile B. Evans con What the Heart Wants, esposto nello stand della galleria Barbara Seiler, ha vinto il premio Illy Present Future: l’opera descrive, con contaminazioni fra ambienti reali e immaginazione, le emozioni umane, come interagiscono con il sistema, come l’uomo genera la macchina e la macchina genera l’uomo, attraverso elementi di disturbo. Altro video di rilievo è Vita activa. Palazzo del Lavoro di Marzia Migliora, presentato dallo stand di Lia Rumma con sede a Milano e Napoli, che esponeva anche William Kentridge.

Vi sono anche molti altri stand con artisti storicizzati, possiamo ricordarne alcuni come la Galleria Tucci Russo di Torre Pelice che presentava Penone, la Galleria Sprovieri di Londra che proponeva Kounellis insieme a Giorgio Andreotta Calò, che ha vinto il premio Mutina Project This is not a Prize, la galleria Lorcan O’Neill di Roma che presentava Giorgio Griffa e Kiki Smith, o Piero Dorazio esposto alla Galleria Tega di Milano.

Fra i pionieri dell’arte contemporanea riuniti nella sezione Back to the Future bisogna nominarne almeno due. Cominciamo con Lars Fredrikson, artista svedese trapiantato in Provenza, rappresentato dalla galleria In Situ Fabienne Leclerc di Parigi che ha vinto il Premio Sardi per l’arte Back to the Future. Fredrikson è un artista oramai scomparso che negli anni ’60 ha creato gli Inox in un contesto avanguardistico, per poi lavorare, negli anni ’70, con una macchina inventata da lui capace di registrare i segnali e i suoni che vengono dallo spazio attraverso un ago che incide su un foglio elettrosensibile queste vibrazioni; suoi lavori sono stati acquistati alla Gam di Torino proprio in occasione della fiera, e  dal Centre Pompidou. E Klaus Lutz nello stand Rotwand di Zurigo che ha vinto la menzione speciale del Premio Sardi per l’arte Back to the Future, Lutz lavorava con molti medium come disegno, performance, puntasecca e video, tutte tecniche unite da un’invenzione di base, un nuovo alfabeto fatto di segni creati dall’artista che dovevano andare a supplire il nostro linguaggio oramai morto per raggiungere una maggiore profondità grazie a un nuovo sistema.

La tanto trascurata pittura è ritornata a tratti ed è significativo che la si trovi in due stand della sezione New Entries, ovvero delle gallerie per la prima volta in fiera, il Between Art Lab di Shanghai e Beijing in Cina che esponeva Ma Yinxin, e F2 di Madrid in Spagna che esponeva Pere Llobera. Una tecnica particolare è olio su gesso e legno, sperimentata da Avish Khebrehzadeh, artista che si poteva vedere nello stand di Ab/Anbar di Teheran in Iran, galleria che ha un taglio internazionale, ovvero tratta tutti artisti iraniani che però vivono all’estero.

Di fronte a questo stand se ne trovava uno creativamente divertente dello spazio Mendes Wood Dm di San Paolo in Brasile, molto colorato caratterizzato da altarini particolari come, ad esempio, un arazzo con la raffigurazione di un personaggio tipico brasiliano sotto cui sono disposti aghi e fili per cucire, con un’ironia autoctona molto forte. Nella sezione Art Edition ci possiamo soffermare almeno su due case editrici: Corraini Edizioni di Mantova che esponeva, fra le altre cose, un’edizione di Lettere d’Amore di Goffedo Parise e Giosetta Fioroni del 2016, insieme alla pubblicazione Coltivare e custodire del Castello di Ama; e Colophonarte di Belluno che esponeva, insieme ad altri libri, Orfano e Celibe di Giulio Paolini e In segno di Amicizia, pubblicazione in cui sette artisti fra cui Mimmo Paladino, Nunzio ed Enrico Castellani, celebravano i novant’anni di Arnaldo Pomodoro.

Domenica il Prix K-Way PER4M è stato aggiudicato a Juliette Blightman rappresentata dalla Galleria Isabella Bortolozzi di Berlino, premio che vedeva in lizza anche l’italiana Marinella Senatore. Per finire di rilievo lo stand di Ex-elettrofonica di Roma con il dialogo fra Elena Mazzi e Cristian Chironi nella sezione Dialogue, mentre interessanti anche gli artisti presenti negli stand, non potendo citarli tutti, del Castello di Rivoli, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo o del MEF – Museo Ettore Fico, all’interno della mostra corpo.gesto.postura.

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