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La storia del bacio

Dire, fare, baciare. Soprattutto, baciare. «Le origini del bacio coincidono con quelle dell’uomo. Secondo l’antropologo Desmond Morris, il bacio nasce come scambio mutuato dal primissimo nutrimento del neonato, quando le madri pre-masticavano il cibo per darlo ai piccoli. Il bacio diventava così strumento di vita e, di fatto, suo fondamento», spiega Valeria Arnaldi, autrice dell’interessante volume Il bacio, icone della passione a fior di labbra (Ultra, 192 pagine, 22 euro). Questo libro, per la prima volta – anche grazie a un importante apparato iconografico e alle riflessioni di grandi della storia di pensiero e letteratura – ripercorre la genesi del bacio e, soprattutto, la sua immagine. In che modo? Spaziando tra le arti per ricostruire l’evoluzione del gesto, dalla preistoria alla storia fino alla cronaca, tratteggiando come eravamo e come siamo, come ci siamo amati, come lo facciamo e come sogniamo di farlo.

«Oggi il bacio è una forma di dialogo e scoperta – riprende l’autrice, giornalista per quotidiani e mensili italiani e stranieri – non necessariamente coronamento di un sentimento ma a volte suo principio». Riprende: «Al di là delle diverse epoche, credo che il bacio sia per natura una forma di comunicazione. È nella sua intimità, infatti, che si svelano in silenzio pensieri, desideri, pudori. Ma l’evoluzione sociale e culturale ha portato con sé il diritto-dovere di ascoltare quei discorsi silenziosi». Occhi negli occhi e labbra (magari salate, come cantava il giovane Baglioni): altro che apostrofo rosa – anche se Arnaldi ritiene che quest’ultima espressione «ha senso, culturalmente parlando, come espressione di una precisa epoca storica nonché ispirazione dei sogni di molte delle successive, ma soprattutto come sollecito allo studio, appunto, della trasformazione del bacio e dei suoi significati» –, il bacio è di marmo, colore, pellicola, set (solo per citare alcune declinazioni).

E il volume traccia una vera e propria storia, congiuntamente all’aspetto iconografico, della passione, dando risalto alle opere che, tra dipinti, sculture, fotografie, film e animazione, hanno dato – e continuano a dare – lustro al bacio. Che ai giorni nostri «non sempre si accompagna al ti amo, ma può essere anche solo una dichiarazione di attrazione». Quindi l’autrice torna alla genesi del suo lavoro, facendo leva su una considerazione: «Il bacio è un codice fondamentale per comprendere le relazioni tra uomini e donne, ma anche i sogni, le ambizioni, le idealizzazioni. Era questo che volevo raccontare: seguire le linee di un gesto che ha accompagnato l’uomo sin dalla sua nascita, raccontando le sue trasformazioni che sono quelle dell’uomo stesso». Ed ecco scorrere il bacio erotico degli affreschi di Pompei, quello galeotto di Paolo e Francesca, il bacio romantico costruito ad arte da Francesco Hayez («simbolo del romanticismo, tra i primi baci passionali a entrare, con l’ufficialità dei libri di scuola, nel mondo degli adolescenti»), quello poetico tra Amore e Psiche scolpito da Antonio Canova, il più passionale e carnale di Auguste Rodin, il bacio della pace fotografato da Alfred Eisenstaedt e quello iconico di Robert Doisneau («un bacio improvviso che in realtà si rivelerà poi attentamente costruito a tavolino, senza per questo perdere la sua magia»), fino ad arrivare ai «lunghissimi, perfino epici, comunque immortali» baci hollywoodiani.

E soffermandosi proprio sul grande schermo, Arnaldi ammette: «Il cinema ha moltiplicato i baci, rendendoli sempre più passionali. I primi ai quali penso sono quelli in bianco e nero dei film con Errol Flynn, fintamente travolgenti, in realtà appena sfiorati, ma con una ben studiata architettura epica». Mentre oggi? «Nel tempo il cinema ha regalato più passionalità e tecniche, situazioni e dinamiche al bacio, e da quella posizione di uomo dominante-donna dominata si è arrivati al suo esatto ribaltamento. Ma quei baci in bianco e nero, in un certo senso, rimangono il modello, che sia da seguire per affinità o invece ribaltare per contrasto», conclude.

Info: www.ultraedizioni.it

 

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