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Le situazioni di Kishio Suga

Come spesso accade nei vasti spazi di Pirelli Hangar Bicocca, le mostre vengono allestite per ambienti veri e propri punti saldi della storia dell’artista. Questa volta il termine più appropriato, nonché titolo della manifestazione, è Situations scelto per la prima retrospettiva dedicata a Kishio Suga fuori dal Giappone che raccoglie oltre venti installazioni realizzate dal 1969 a oggi, ricreate e adattate appositamente per la sede milanese.

Figura centrale dell’arte giapponese, Suga realizza ed espone il suo lavoro a partire dalla fine degli anni Sessanta come membro del gruppo artistico Mono-ha (letteralmente la scuola delle cose) formatosi a Tokyo tra il 1969 e il 1972. La pratica artistica condivide aspetti tematici e formali con movimenti contemporanei quali la Post-Minimal Art e la Land Art negli Stati Uniti e l’Arte Povera in Italia, rivelando la propria importanza storica. «Realizzo installazioni all’interno di spazi espositivi – spiega Suga nel 2009 – una forma d’arte piuttosto comune oggi. Uso una varietà di materiali, accostandoli e creando una struttura che si adatta a tutto lo spazio. Le installazioni non sono mai permanenti e possono essere facilmente rimosse e distrutte. Si potrebbe dire che creo mondi temporanei».

Il percorso espositivo si apre con l’opera Critical Sections: Suga tende e intreccia diversi tessuti bianchi e neri, intervallati da rami, formando un’unica fune, fino al soffitto che si collega a lastre di zinco sul pavimento. Attraverso un processo di tensione e allentamento, l’artista crea quella che definisce una situazione (jōkyō), in cui vengono messi in evidenza i legami esistenziali tra i diversi materiali che compongono l’opera e lo spazio circostante. Lungo le navate si alternano invece realizzazioni, come Continuous Existence—HB o Infinite Situation III (door) che indagano la relazione spaziale tra pavimento e pareti. Altre opere sono concepite come indagini sui materiali utilizzati e sulle loro caratteristiche fisiche, come Parallel Strata realizzata interamente con grandi fogli di paraffina sovrapposti o Soft Concrete composta da cemento, ghiaia e lastre di metallo.

Chiude idealmente la mostra l’installazione nel Cubo, reso inaccessibile al pubblico con Left-Behind Situation. L’opera, ricostruita nella versione più grande mai realizzata fino ad ora, è composta da un unico cavo metallico di tipo industriale che è teso nello spazio su due livelli, congiungendo diversi punti delle quattro pareti e creando orizzontalmente intersezioni diagonali su cui sono poggiati in precario equilibrio blocchi di pietra e di legno.

Fino al 29 gennaio 2017; HangarBicocca via Chiese 2, Milano; info: www.hangarbicocca.org

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