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William Klein a Milano

William Klein, torna dopo diverso tempo in Italia con una mostra a Palazzo della Ragione a Milano. Molte le opere in esposizione con la mostra Il mondo a modo suo con circa 150 lavori e molto ancora da dire ancora alla veneranda di 88 anni per uno degli artisti contemporanei che, come pochi altri, non ha un identikit unico e definito. E neanche la sua casa e la sua terra trovano un unico indirizzo, definito il giovane americano a Parigi, ariva nella Ville Lumière appena ventenne e riesce come nessuno altro all’epoca a raccontare una città a mille strati sociali, culturali e etnici cancellando a colpi di grandangolo le immagini romantiche e brumose della città francese, di fatto la più colorata e caotica di Francia.

Di Parigi coglie l’anima più profonda e lei in cambio gli offre l’amore della sua vita , la compagna che insieme a lui produrrà tanti dei suoi film. E anche l’incontro con la pittura grazie al maestro Ferdinand Léger, un incontro a tempo che gli fa sperimentare la pittura Hard Edge, aggressiva, vitale, colorata, eccentrica come lui. Il momento dedicato alla pittura è presto sorpassato da mille altre attrattive figurative in grado di dargli le risposte che cercava. E così Klein cerca la fotografia e la trova nel locali della Magnun, dove Henri-Cartier Bresson gli vende una Leica. Con questo apparecchio in mano tornerà a New York per compiere un grande viaggio fotografico dimenticandosi della pittura, alla quale tornerà più volte nella sua vita.

Le opere in mostra a Milano sono frutto di questo ritrovato connubio tra pittura e fotografia. Perché la pittura non era sufficiente a saziare i suoi occhi e la sua anima, la pittura era il dentro, la fotografia il fuori perché ”venendo da una pittura geometrica in cui il mondo esteriore era escluso, rappresentava una finestra aperta sulla vita ero un artista che utilizzava la fotografia, come si dice, ma non per fare arte, al contrario, piuttosto, per rifarla, cosa che, credo ne avesse bisogno, niente regole, niente divieti, niente limiti”. È stato così estremo e libero il suo approccio alla visione fotografica che negli anni’50 molti editori rimanevano scandalizzati dall’irregolarità dei suoi scatti, stampe troppo granulose, uso estremo del grandangolo, soggetti fuori fuoco.

Ma Klein era felice nel senso più letterale del termine. Faceva quello che voleva, fotografava come può farlo un bambino, o come più orgogliosamente afferma lui come un dilettante mosso solo da passione, senza il minimo appiglio tecnico. Ne escono scatti formalmente inesatti, asimmetrici, mossi ma carichi e vitali, immediati e presenti alla vita che scorre e viene fermata sulla pellicola. Klein fotografava un cerimonia come una manifestazione in piazza o una rissa di strada come un ritratto di famiglia e questo non era di moda, allora come adesso. New York, Mosca, Parigi, Roma svelano il loro lato più realistico e sgarrupato come del resto scrive anche ”Trattavo la gente di New York come una spedizione di un qualche museo avrebbe trattato gli zulu alla ricerca del più diretto dei documenti diretti, l’istantanea più cruda, il grado zero della fotografia”.

Fino a settembre tutto questo potremmo vederlo a Palazzo della Ragione, rammentando però che la fotografia è stata solo e anche un momento della settantennale vita artistica di Klein, che forse non è ancora finita e che l’ha visto collaborare per diverso tempo con la rivista Vogue. A Milano negli ’50 si era messo a lavorare a pitture murali cinetiche per alcuni architetti milanesi, poi la fotografia con i diari fotografici di varie città, New York (1954), Roma (1957), Mosca (1961), Tokyo (1964). Ma poi c’è stato il cinema con tanti film e documentari prodotti alcuni dalla moglie Jeanne. Il primo film pop del 1958, una parodia sul mondo della moda Qui êtes-vous, Polly Maggoo? e tanti altri lungometraggi, tra cui un documentario sul pugile di tutti i tempi Muhammad Ali, Cassius the Great. Divertendosi sul set alternando regie a mille altri progetti e diretto sempre da regista, con una sola eccezione a fianco di Federico Fellini nel film Le notti di Cabiria documentando prostitute e protettori come aiuto-regia nella Roma della Bella Vita. Ricorda il suo amico editore Robert Depire ”Klein è un caso. Dipinge, gioca con le lettere, fotografa, fa film. E tutto questo con eleganza e brio”.

Fino all’11 settembre; palazzo della Ragione, piazza Mercati 1, Milano; info: www.palazzodellaragionefotografia.it

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