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Cristiano Tassinari in mostra alla Werkstatt Galerie con Prima della mia pelle

In una città come Berlino, che ancora oggi soffre dell’onta, mai del tutto lavata, del nazismo prima e dell’era della DDR poi, è più che mai fondamentale sottolineare la compresenza, di cui è auspicabile una futura comunione, di etnie e culture assai diverse e disparate. L’arte di Cristiano Tassinari, in mostra nella capitale tedesca alla Werkstatt Galerie sino al prossimo 9 luglio, ci parla proprio dell’importanza di una compenetrazione tra mondi differenti: come suggerisce il titolo infatti, Prima della mia pelle inizia lo straniero, la legge umana, idealmente, prevede che la propria libertà abbia fine dove inizia quella dell’altro, ecco così che ne deriva un’espressione artistica, sia nella forma che nel contenuto, tanto eterogenea quanto coerente; i tubi di luci al neon di Africanella, ingannevolmente pop, stigmatizzano il tema scottante dell’immigrazione, mentre in Selfportrait tavole di ferro e alluminio dipinte dialogano come superbi monoliti intercettando uno spazio che è vuoto esistenziale, materia concava dell’anima. L’esistenzialismo x-large, esteso ad una comunità, si risolve persino in un’arte a tratti disturbante: l’opera 15,2 cm table lifted, un tavolo rialzato che sembra galleggiare nello spazio, esorta lo spettatore a riconsiderare le sue consuete aspettative. I dipinti e i disegni su polistirene presenti in mostra infine, rivelano una dimensione più tenera ed intimista: l’ispirazione dell’artista deriva in tal caso da ritagli di riviste o da foto dei propri amici, pezzetti di un’esistenza vissuta coi puntini di sospensione. Info: www.werkstattgalerie.org

 

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