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A Venezia, non solo Biennale

Ebbene sì, in qualunque momento dell’anno Venezia, come ben poche città, accoglie il turista con decine di proposte culturali gratuite e non, ma soprattutto capaci di accontentare chiunque dove in effetti già il contesto delle varie esposizioni fa decisamente la sua parte. È meraviglioso perdersi e lasciarsi trasportare dal caso, dalle infinite possibilità di imbattersi in mostre all’interno di palazzi già protagonisti per la loro bellezza e tutto questo accade in ogni angola della città. In questo periodo la Biennale di architettura è più che sufficiente per riempire intere giornate, ma a questa si aggiungono numerosi eventi collaterali che arricchiscono la visita alla Serenissima. Tra le realtà già attive da segnalare sull’Isola di San Giorgio Maggiore, la Fondazione Giorgio Cini, ha allestito una ricca e imperdibile mostra: Il vetro e gli architetti, Vienna 1900-1937, a cura di Rainald Franz, è in collaborazione con il Mak, museo austriaco di arti applicate di Vienna. Oltre 300 opere dei protagonisti del Modernismo viennese come Josef Hoffmann, Koloman Moser, Joseph Maria Olbrich, Leopold Bauer, Otto Prutscher, Oskar Strnad, Oswald Haerdtl e Adolf Loos.

Inoltre, in occasione del 10° Festival internazionale di danza contemporanea della Biennale di Venezia, il 18 giugno la Fondazione presenta la prima assoluta di Outlander, performance di danza creata da Shobana Jeyasingh per il Cenacolo Palladiano. La coreografa, tra gli esponenti più autorevoli della danza contemporanea inglese, ha ideato questo spettacolo ispirandosi all’antico refettorio benedettino realizzato da Palladio che oggi ospita il facsimile de Le nozze di Cana di Paolo Veronese di Factum arte. Al Magazzino del Sale, per ricordare il decimo anniversario della scomparsa di Emilio Vedova, fino al 1° novembre, un’esposizione che ci aiuta a conosce il grande artista veneziano con altri occhi, infatti a cura di Germano Celant e Fabrizio Gazzarri, al centro del progetto le opere su carta realizzate nella sua lunga vicenda artistica, dai primi esordi nel 1935 fino al 2006. Selezionate e provenienti dall’archivio della fondazione che ne custodisce un corpo significativo e in gran parte inedito, le carte, i suoi disegni, coprono l’intero percorso espressivo di Vedova. A Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, è stata presentata la 12ª edizione di ArtVerona che tra qualche mese dal 14 al 17 ottobre aprirà i battenti con più gallerie partecipanti, maggiore qualità di proposte e numerose iniziative in città ispirate alla figura di Mozart. Come sottolinea il vicepresisdente di Veronafiere, Guidalberto di Canossa: «Lavoriamo per supportare attivamente il sistema dell’arte italiano. Un impegno che ci vede a fianco di gallerie, musei, collezionisti non solo dal punto di vista espositivo, ma concretamente con il Fondo acquisizioni di Fondazione Domus di Cariverona e quello privato che raggiungono insieme i 150mila euro. Con Alchimie Culturali, in collaborazione con Fondazione Bevilacqua La Masa, da quest’anno vogliamo coinvolgere anche il tessuto produttivo del territorio, certi che l’incontro tra imprese e arte possa liberare nuove energie creative a vantaggio di entrambi i settori». A due passi dalle Gallerie dell’Accademia, a Campo S. Stefano, Palazzo Loredan, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, ospita, fino al 26 giungo, la Galleria d’arte Maggiore di Bologna che propone una selezione di mobili e oggetti, pezzi unici o a tiratura limitata, nati del dialogo tra diverse culture. Pensiamo alla Transavanguardia di Sandro Chia autore del Cabinet fantasma, o a Mimmo Paladino che si è lasciato ispirare dal dinamismo delle lance della Battaglia di San Romano di Polo Uccello, presenti anche lavori di Jessica Carroll e i suoi favi dorati su cui danzano api in bronzo o ancora Arman, Ettore Sottsass, Giosetta Fioroni e Alessandro Mendini. Il tutto, con altre iniziative, fa parte del programma di Design.ve, una piattaforma espositiva dove palazzi storici, antichi chiostri, gallerie, ma anche vecchi magazzini, vengono trasformati temporaneamente in location per design. In Piazza San Marco ecco che il sempre verde Museo Correr propone fino al 20 novembre, Ippolito Caffi: tra Venezia e l’Oriente. A 150 anni dalla morte dell’artista e dall’annessione di Venezia e del Veneto all’Italia, una grande mostra, curata da una delle massime studiose del pittore, Annalisa Scarpa, celebra il più innovativo vedutista dell’Ottocento, visionario e patriota. Definito per la sua abilità prospettica l’ultimo erede di Canaletto, per la prima volta dopo cinquant’anni viene esposto per intero il fondo di oltre 150 dipinti donato dalla vedova alla città.

Abbandoniamo il moderno per tuffarci nuovamente nel contemporaneo con Quand fondra la neige, où ira le blanc, collezionismo contemporaneo a Palazzo Fortuny. La mostra, realizzata con le opere dalla collezione Enea Righi a cura di Eric Mézil e Lorenzo Paini, vi aspetta fino al 10 ottobre in uno dei più caratteristici spazzi espositivi veneziani, un palazzo gotico che prende il nome dall’ultimo proprietario, l’artista Marià Fortuny i de Madrazo. Ogni piano è stato concepito come uno spaccato del nostro tempo, a partire dagli artisti attivi negli anni Sessanta e Settanta come Alighiero Boetti, Daniel Buren, Robert Barry, Lawrence Weiner, Enzo Mari, Superstudio e Franz Erhard Walther, messi in relazione con alcuni tra i più rigorosi interpreti della ricerca artistica contemporanea internazionale, pensiamo a Walid Raad, Thomas Hirschhorn, Philippe Parreno, Ryan Gander, Zoe Leonard o Peter Friedl. Il titolo della mostra è preso in prestito da un’opera di Rémy Zaugg e decide di affrontare un tema di grande attualità, il collezionismo, che vede come primo protagonista Enea Righi appunto, imprenditore bolognese che in trent’anni ha creato una delle più importanti raccolte d’arte contemporanea presenti nel nostro paese. Infine la Casa dei tra oci, ci accoglie con il lavoro di Stefano Graziani con il volume Fruits and fireworks. L’opera si fonda su un paradosso affascinante: raccontare un luogo profondamente eterogeneo, come Cavallino Treporti, scegliendo una gamma ristretta di soggetti e collocandoli nel sottile confine dove realtà e spazio immaginario si incontrano. Ora mai da oltre sette anni un fotografo artista è invitato nell’ambito del progetto Cavallino Treporti fotografia per rileggere e indagare questo straordinario territorio, lingua di terra racchiusa tra il mare Adriatico e la laguna nord di Venezia.

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