UNPÒPORNO

Pheromeone hotbox

Abbiamo intervistato Amanda Charchian qualche tempo fa (qui l’articolo), allora la fotografa di Los Angeles stava cercando un editore per una fanzine nata come «una via di mezzo tra Playboy e National Geographic» e che si stava trasformando in qualcos’altro. Così a Marzo è uscita la sua monografia Pheromone Hotbox, una serie di immagini scattate negli ultimi tre anni per catturare uno stato di tensione non sessuale tra donne, che si instaura in particolare quando le protagoniste sono nude, un’alchimia potente che oscilla tra sensualità e creatività. Non potevano che essere artiste dunque, le modelle coinvolte per rappresentare questa tensione biologica all’origine della filosofia di Charchian, un potere unicamente femminile fortemente legato al mondo dell’arte.

Partita a girare il mondo per scattare, la Charchian si era imposta tre condizioni per la realizzazione del progetto: che le protagoniste delle foto fossero solo artiste, rigorosamente nude e estranee alla location del set (un’artista cubana in Sri Lanka, una designer Serba in Costa Rica, una pittrice cilena in Corsica e così via: nessuna delle protagoniste è stata fotografata nel proprio paese di origine). Charchian, che ha sempre dichiarato «i vestiti distraggono dalla percezione dai segnali più profondi del nostro corpo», per la sua monografia ha scelto location inaspettate o esotiche in Islanda, Francia, Marocco, Israele e Cuba per fotografare artiste altrettanto inaspettate come Lou Dillon, Ana Kras, Langley Fox Hemigway, India Menuez, Ariana Papademetropoulos, Emma Tillman, Rebecca Dayan, Sarah Staudinger. Pheromone Hotbox contiene corpi liberi anzi, liberati, che mostrano il concetto di femminilità contemporanea secondo la filosofia elaborata durante gli ultimi anni dalla Charchian: la donna è creatura eterea, libera e spirituale e quando è in sintonia con le altre donne, nell’arte può liberare un’energia unica e potente. Come darle torto.

 

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