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Sulle tracce della cultura di massa

Quarantacinque anni, ma a vederlo pare un ragazzino. Parliamo di Farhan Siki, street artist indonesiano che si è fatto le ossa sui muri di Yogyakarta: in quindici anni è passato dall’essere uno dei tanti writer fuori dalle tradizionali rotte del mercato dell’arte a talento apprezzato dai collezionisti occidentali. Il merito di questa scoperta è anche italiano, la sua prima personale europea fu organizzata quattro anni fa a Milano  alla Primo Marella Gallery e da lì a Start, fiera londinese molto attenta all’arte asiatica emergente, il passo è stato breve. Le sue creazioni tornano in città, ospitate dal 2 marzo al 30 settembre  nella sede di Banca Generali Private Banking, nella centralissima piazza Sant’Alessandro nella mostra intitolata Traces.

L’esposizione, curata da Rifky Effendi, propone un ciclo di opere create ad hoc per l’evento in cui Siki attinge alle icone più riconoscibili e famose della storia dell’arte occidentale, a partire da L’Ultima Cena o dall’Uomo Vitruviano di Leonardo, dall’Adamo ed Eva di Michelangelo fino all’esperienza più recente del Bauhaus per rielaborarle tutte con una sensibilità e una tecnica contemporanea. Fin dai suoi esordi, Farhan Siki riflette sulla cultura pop del XXI secolo, esplorandone gli elementi testuali, raccogliendo loghi, marchi e simboli della cultura di massa, al fine di apporli sulla tela, caricandoli di attributi iperbolici e parodistici ed esprimendo una satira interna al sistema dell’arte contemporanea.

L’esperienza urbana e il consumo globalizzato si trasformano nei suoi lavori in un trionfo di colore. Nella sua serie più famosa: Mu (War) kami, su uno sfondo composto dai loghi che Takashi Murakami ha progettato per Louis Vuitton, Siki affolla scene di combattimenti tra uomini, di aerei da guerra, di fucili e mitragliatori, come a ricordare che pur nella leggerezza di un messaggio commerciale, non ci si deve dimenticare che esiste qualcosa di più profondo impossibile da ignorare. Persino la Marylin di Andy Warhol perde il suo volto e la sua maschera di bellezza perfetta, mostrando come molte altre icone popolari siano parte di questo controverso palcoscenico contemporaneo.

Fino al 30 settembre, Banca Generali Private Banking, piazza Sant’Alessandro 4, Milan; info: www.bancagenerali.it

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