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il Maxxi cala il tris

Il Maxxi, afferma Giovanna Melandri, presidente della Fondazione, cala il suo primo tris sul tavolo: le tre mostre con cui inizia il 2016 vengono aperte al pubblico insieme a Margherita Guccione, direttore del Museo di architettura moderna e contemporanea e al direttore artistico Hou Hanru. La prima collezione presentata è Pier Luigi Nervi, architetture per lo Sport”: una meticolosa raccolta di disegni tecnici, prospettive, ritagli di giornale, fotografie dei cantieri che raccontano la vita e le opere di un grande ingegnere, imprenditore, sperimentatore e innovatore del ‘900 con la passione per il cemento. La sua storia è esposta in modo cronologico, individuando tre grandi aree temporali in cui si mettono a fuoco l’impegno e i risultati della ricerca di Nervi. La prima è legata alla sperimentazione e all’innovazione, la seconda alle olimpiadi romane e agli anni del boom economico del dopoguerra italiano e la terza all’esportazione dall’Italia nel resto del mondo di questi importanti successi.

Jimmie Durham, artista, poeta, militante politico degli Stati Uniti e protagonista delle sale superiori del museo, si rivolge al pubblico, durante la conferenza, presentando personalmente le opere della sua Sound and Silliness: «Sono anni che penso di realizzare una mostra così, con dei suoni e un’immagine in movimento, un’immagine che non è un’opera d’arte che resta». In effetti, le grandi sale che ospitano le sperimentazioni dell’artista sembrano vuote ma, al contrario, quasi tutti i sensi percepiscono il suo messaggio veicolato attraverso due grandi schermi e sonorità a effetto. Il cinguettio degli uccelli e i rumori di strada di Porta Capuana, a Napoli, accompagnano la genuflessione dell’artista che si ripete in un loop; un sasso grigio sbuca dall’alto e cadendo in un secchio di vernice, grazie a un sapiente gioco di slow motion, produce un’ipnotica onda di colori. Un insieme di gesti, rumori, movimenti apparentemente sciocchi cui il direttore Hanru invita ad avvicinarsi distruggendo la saggezza e cogliendone, invece, la sorpresa.

La terza proposta, infine, è il progetto realizzato dal museo insieme ad Alcantara e denominato Local Icons. East/West. Dieci designer provenienti da ogni parte del pianeta hanno interpretato le loro città attraverso questo materiale vellutato che diventa uno strumento carico di significato e di ironia. Dieci box collegati da fili telefonici creano un villaggio in una stanza in cui Taipei, Hong Kong, Parigi, Copenhagen vengono raccontate da chi ci vive e ne conosce le virtù e le contraddizioni. La mostra, sottolineano i curatori Giulio Cappellini e Domitilla Dardi, ricorda come il viaggio sia ancora uno straordinario strumento di conoscenza e condivisione e l’unica vera arma per continuare a fare cultura.

Info: www.fondazionemaxxi.it

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