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Un museo oltre il museo

Chi l’avrebbe detto che un grande museo diffuso, che simboleggia un’idea rivoluzionaria che eradica il concetto di museo dai paradigmi novecenteschi e lo proietta nell’era dello sharing, potesse nascere nel borgo di Formello, ultima tappa della via Francigena prima di Roma. Un borgo ignoto ai più, nonostante sia una ridente e affascinante cittadina dell’hinterland romano, eppure caratterizzata da un grande fermento culturale e artistico. Sarà perché il sindaco Sergio Celestino è un appassionato di arte contemporanea, sarà forse perché la sua popolazione è particolarmente sensibile alla creatività e alla ricerca. Fatto sta che questo piccolo comune da oggi ospita un importante istituzione museale: un museo di arte contemporanea, rivoluzionario e d’avanguardia, che, proprio per il fatto di essere rivoluzionario, non ha un direttore, né un numero di telefono, né un consiglio di amministrazione, né, tanto meno, una sede fisica. Perché il DIF è un museo diffuso nelle strade, nelle scuole, nei negozi e nelle case della gente disposta a ospitare le opere per condividerle con i visitatori (tutto è assicurato grazie alle agevolazioni fiscali messe a disposizione dal Comune ai cittadini che ”adottano” le opere). Si tratta di uno dei primi esempi di museo completamente pubblico e gratuito, realizzato in compartecipazione con i privati. E la collezione? Già esiste. Solo per fare qualche nome: Giovanni Albanese, Vito Bongiorno, Mauro Cuppone, Max Ciogli, Angelo Colagrossi, Gianfranco D’Alonzo, Iginio de Luca, Salvatore Dominelli, Pablo Echaurren, EPVS, Alessandro Ferraro, Mariano Filippetta, Kindergarten, Mauro Magni, Mauro Maugliani, Veronica Montanino, Gianfranco Notargiacomo, Franco Ottavianelli, Alberto Parres, Vincenzo Pennacchi, Già Cri Piacentini, Cesare Pietroiusti, Steven Vaughn.

E il curatore? Il suo nome circola già da tempo nei meandri più underground e non conformisti della scena contemporanea. Lui è Giorgio de Finis, ideatore del Maam di Roma, ”portatore sano” di idee utopistiche, specializzato nel trasformarle in progetti. Il DIF nasce da una sua idea, coerentemente con la sua missione di portare l’arte ovunque e di non relegarla a luoghi appannaggio solo di determinate cerchie di persone.

Un’idea, questa, che ha già riscosso i primi consensi: dal comune di Formello e poi dalla Rome University of Fine Arts (RUFA), l’Accademia di Belle arti romana che già da tempo ha affiancato il proprio nome alle esperienze più innovative ed esaltanti dell’arte contemporanea. A completare la cerchia degli ”amici” anche la Fondazione Baruchello e, per la comunicazione, Inside Art.

Nei prossimi mesi, dunque, Formello diventerà teatro di importanti appuntamenti che vedranno grandi artisti realizzare opere site specific, diventare protagonisti di laboratori ed eventi didattici, di manifestazioni di arte partecipata, di mostre e di momenti di confronto e approfondimento. Un turbine di arte contemporanea che animerà l’alternarsi delle stagioni per le strade del borgo. Il tutto senza mai perdere la vocazione originaria, quella di rappresentare, come l’ape ritratta nel simbolo di questo progetto museologico innovativo, i portatori di arte in tutti gli angoli della città.

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