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Afro, pensieri nella mano

Afro. Pensieri nella mano è il titolo della mostra dedicata ad Afro Basaldella, uno dei più grandi pittori italiani del Novecento, che, fino al 10 gennaio, sarà possibile visitare ai Musei San Domenico di Forlì. Il ritratto di Afro al lavoro costituisce il principale nucleo tematico della mostra, un racconto dell’artista dentro e fuori dallo studio che pone le basi per una riflessione più ampia quello dei diversi approcci al fare degli artisti nel XX secolo, divisi tra un sapere manuale ancora fondamentale, e il bisogno di delegare, di porsi come semplici ideatori, seguendo l’esempio di Duchamp e dell’arte concettuale. Punto di partenza della mostra è il dipinto Tenaglia e camera oscura del 1949, incluso nella Collezione Verzocchi ( in mostra a Palazzo Romagnoli a Forlì) emblematico del passaggio dagli esordi figurativi all’astrazione della maturità, un’astrazione la cui sottotraccia è ancora il dato di realtà ma che già dialoga con le coeve esperienze dell’espressionismo astratto americano.

Afro. Pensieri nella mano è articolata in cinque sezioni e include una serie di opere degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, che ricostruiscono l’evoluzione della poetica dell’artista friulano dal dopoguerra alla sua scomparsa: le grafiche, la cui selezione copre l’arco di tre decenni, otto grandi arazzi prodotti negli anni Settanta, e i gioielli, realizzati negli anni Cinquanta e Sessanta. In mostra sono presenti anche delle fotografie conservate negli archivi della Fondazione Afro che ritraggono l’artista mentre lavora, o mentre dialoga con amici e collaboratori, o durante momenti di relax (viaggi o semplici passeggiate in città), alcune video interviste ad Afro ed agli artigiani che hanno collaborato con lui, e una serie di materiali (bozzetti, disegni preparatori, perfino alcune delle tavolozze usate in studio) che offrono la possibilità di tracciare un ritratto dell’artista al lavoro, diviso tra fasi progettuali e processuali, tra lo studio e i rapporti con un mondo del lavoro esterno allo studio (botteghe artigiane, stampatori, arazzerie, ecc), un mondo con cui il pittore è costantemente in dialogo per seguire le fasi di realizzazione dei suoi progetti. A conclusione del percorso sarà possibile osservare il manoscritto di una breve autobiografia ( scritta in terza persona) dei primi anni Settanta ed i materiali che documentano la corrispondenza tra Afro e Giuseppe Verzocchi, a sottolineare ancora, all’interno della mostra, il forte legame tra il progetto espositivo e la collezione distante poche centinaia di metri.

Afro Libio Basaldella nasce a Udine nel 1912. 

Appena sedicenne espone, insieme ai fratelli Dino e Mirko, alla prima ed unica Mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia. Nel 1930, grazie ad una borsa di studio Afro ha l’opportunità di recarsi a Roma in compagnia del fratello Dino e di entrare in contatto con l’ambiente artistico della capitale. Dopo l’esperienza della Scuola Romana, la realizzazione di diverse opere di pittura murale ed il temporaneo avvicinamento al Neocubismo, nel 1950 Afro si reca negli Stati Uniti ed inizia la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. 

Il differente clima culturale e i molteplici movimenti artistici americani di quell’epoca, rimarranno impressi nella memoria dell’artista e verranno rielaborati in seguito in maniera del tutto personale. 

Ormai Afro ha raggiunto consensi e fama soprattutto a livello internazionale e nel 1956 ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Gli anni 1959-60 vedono Afro impegnato a livello internazionale: è invitato a II. Documenta a Kassel, e vincitore del premio a Pittsburgh e del premio per I’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York. Nel 1961 J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum di New York, gli dedica una splendida monografia.

 Dopo la morte del fratello Mirko, avvenuta nel 1969, Afro subisce alterne vicende di salute. 

Gli anni ’70 sono caratterizzati dall’intensificarsi dell’opera grafica e da un diradarsi dell’attività pittorica ed espositiva. 

Muore a Zurigo nel 1976. La mostra, organizzata dal Comune di Forlì, in collaborazione con Archivio Afro – Fondazione (Roma) e curata da Cristina Ambrosini, Davide Ferri, Mario Graziani e Marco Mattioli, è stata realizzata anche grazie al sostegno di Bonfiglioli Riduttori che ha accompagnato fin dall’inizio con vivo interesse il percorso di promozione e di valorizzazione della Collezione Verzocchi.

Fino al 10 gennaio 2016; info: cultura.comune.forli.fc.it

 

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