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Due mostre al Mart

Il museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto ha allestito per i visitatori altre due nuove mostre che nessuno dovrebbe perdere. In primis i Masbedo presentano un nuovo progetto costituito da tre opere: Sinfonia, video audio installazione prodotta dal Mart, Esecuzione, video audio performance con sonorizzazione live dei Marlene Kuntz e infine Sinfonia di un’esecuzione, video audio scultura che, unendo le due opere precedenti, completa il progetto espositivo e dà il titolo alla mostra. I primi due lavori sono stati presentati il 10 ottobre in occasione dell’undicesima Giornata del contemporaneo e, nel caso di Esecuzione, con una performance nel settecentesco Teatro Zandonai di Rovereto. Per dare più chiarezza al lavoro dei Masbedo è importante parlare della Val di Fiemme, una delle valli più note del Trentino. Vivace meta turistica, è conosciuta per i boschi di abeti rossi, i cosiddetti abeti di risonanza, che ne costituiscono il patrimonio naturale. Con questi preziosi alberi si realizzano gli strumenti ad arco più pregiati del mondo, si racconta che Stradivari in persona si recasse nelle foreste della Val di Fiemme per scegliere i tronchi adatti ai suoi violini. Il legno degli abeti di risonanza, particolarmente elastico, trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici, come minuscole canne d’organo, creano risonanza. Per strumenti eccellenti, ancora oggi, vengono impiegati alberi secolari scelti con consapevolezza, curati dai boscaioli che, di generazione in generazione, li sorvegliano e li custodiscono, tramandando un sapere veramente unico in tutto il pianeta. Il duo artistico, Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, i Masbedo appunto, decide così di indagare a fondo partendo proprio dai boschi dove crescono gli abeti rossi padri dei violini perfetti. Lo scopo è di esplorare e trovare un nesso simbolico e altrettanto reale nella relazione tra morte e vita, un legame che ci avvolge in ogni momento della nostra esistenza, lasciando interrogativi profondi nel nostro più vero spirito. La mostra è infatti un progetto sulla rinascita, sull’atto di potenza ma anche sulla natura, sui riti, sui gesti sapienti. Dalla morte dell’albero nasce il suono ammaliante e travolgente di strumenti meravigliosi, grazie ai quali il legno rivive, la pianta abbattuta riprende forma dalle vibrazioni nell’aria. La materia grezza, ruvida, irregolare, possente, diventa armonia, leggerezza, fragilità. Un gesto violento che grida sofferenza nella videoarte dei Masbedo, l’ascia, scagliata con forza sul tronco, risuona come il battito del cuore che non ha più forze e si interrompe solo quando l’albero cade al suolo. A cura di Gianfranco MaranielloDenis Isaia, la mostra è realizzata grazie al fondamentale contributo dell’Apt di Fiemme e della “Magnifica comunità di Fiemme”, proprietaria del patrimonio boschivo della valle. Con la video audio scultura Sinfonia di un’esecuzione il museo trentino partecipa al progetto nazionale L’albero della cuccagna. I nutrimenti dell’arte, ideato da Achille Bonito Oliva, con il patrocinio di Expo 2015 e la collaborazione di Sensi contemporanei, programma sperimentale per la cultura dell’Agenzia per la coesione territoriale e del Mibact. Inoltre è legata ad Artverona con Un aperitivo con l’artista, il talk mattutino durante il quale artisti e curatori incontreranno il pubblico e inserito nel calendario degli eventi collaterali della fiera scaligera, al Mart il 18 ottobre. Per sottolineare la commistione di linguaggi che sta alla base del lavoro dei Masbedo, la Fondazione Arena di Verona metterà in scena un nuovo allestimento de Il Flauto magico, Die zauberflöte, di Mozart. Il duo firma il progetto scenico con la regia di Mariano Furlani mentre a dirigere l’orchestra Philipp von Steinaecker, progetto presentato in novembre al Teatro Filarmonico di Verona.

La seconda esposizione del Mart è la prima retrospettiva su Beppe Devalle, un excursus completo nel percorso creativo dell’artista, uno dei protagonisti del nostro tempo, grande maestro della pittura italiana. Nato a Torino l’8 aprile 1940, muore a Milano il 4 febbraio 2013, si dedica all’arte e in particolare alla pittura fin da giovanissimo. A 21 anni allestisce la sua prima mostra, una doppia personale con Gianluigi Mattia nella quale espone opere di grande formato. Dal 1963 in avanti è un susseguirsi di mostre e premi: dalla Biennale di Tokyo, al Museo di Ixelles a Bruxelles, passando per la partecipazione alla 23esima Biennale di Venezia nel Padiglione Italia curato da Nello Ponente. Nel 1972 e nel 1982 espone ancora alla Biennale di Venezia, nello stesso periodo partecipa due volte alla Quadriennale di Roma. Dal 1976 è docente all’Accademia di Brera di Milano, nel frattempo l’attività espositiva prosegue in Italia e all’estero per il ventennio successivo. Dal 1997 al 2003 vive a New York e sono del 2008 e del 2012 le ultime importanti esposizioni a Milano, rispettivamente al Museo Diocesiano, a cura di Paolo Biscottini e al Museo del ’900 nella mani di Flavio Fergonzi. In suo onore, a pochi mesi dalla sua scomparsa, l’Accademia di Belle Arti di Brera ha organizzato una giornata di Studi: L’Arte è violenta come la vita. La mostra è un progetto corale seguito da un comitato scientifico di eccellenza composto da studiosi che conobbero, frequentarono o lavorarono con Devalle: Carlo Bertelli, Paolo Biscottini, Barbara Cinelli, Flavio Fergonzi, Daniela Ferrari, Maria Mimita Lamberti, Sandra Pinto, Giovanni Romano, Dario Trento e Alessandro Taiana. Il gruppo di lavoro è stato sostenuto dal coordinamento prezioso di Maria Teresa e Jolanda Devalle, rispettivamente moglie e figlia dell’artista, che per prime si sono spese per la realizzazione di questo straordinaria personale. Attraverso i dipinti, i collage, le opere di grande formato, i fotomontaggi, gli ambienti e soprattutto i ritratti, affascinato dai protagonisti dello spettacolo, della politica, dell’informazione, Devalle osserva le irresistibili e seducenti caratteristiche della società contemporanea. Un’antologia approfondita in cui 75 opere raccontano, per la prima volta dopo la recente scomparsa, l’intero percorso creativo dell’artista, compresa la produzione più recente dal 2008 al 2012 pressoché inedita. Opere che lasciano trasparire la sua carica stilistica, studiata, e tradotta in linguaggi curiosi ed appaganti, sinceri che non cercano il compromesso stilistico. Il percorso espositivo tocca attraverso i lavori di Devalle tutti i momenti più importanti della vita artistica, a partire dal primo contrassegnato da una ricerca nel postinformale e subito dopo da ascendenze surrealiste, mentori rispettivamente Gorky e Klee, dal 196i al1963. Il secondo incentrato alle scoperta della tecnica del collage e del nuovo linguaggio pop U.S.A. in traduzione formale europea, poi segnato dalla seduzione delle tre dimensioni e della spazialità in un’accezione diversa dall’ambiente americano e italiano. Considerevole il suo studio dei fotomontaggi in un primo tempo e in seguito la subalternità preziosa della fotografia. Da ricordare anche la sezione dedicata al tema delle nature morte, allo studio del disegno con matite colorate e pastello. Protagoniste dal 2002 al 2012 sono le opere di grande formato, collage e ritratti di forte pregnanza psicologica e di grande impatto visivo. «Credo nell’opera come oggetto di conoscenza – affermava Beppe Devalle – come somma bel calcolata di molteplici e complesse operazioni». Info: www.mart.trento.it

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