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Due mostre al Ciac

Al CIAC – Centro Internazionale di Arte Contemporanea di Genazzano, all’interno del meraviglioso castello Colonna, sono state inaugurate due mostre, in occasione della giornata del contemporaneo del 10 ottobre. Quella del castello Colonna è una vocazione al contemporaneo che risale al 1979 quando Achille Bonito Oliva realizzò la mostra Stanze invitando a parteciparvi affermati artisti appartenenti alla corrente dell’arte concettuale e della transavanguardia. Sempre ABO quest’anno ha curato un grande progetto espositivo, diffuso su tutto il territorio italiano, chiamando a raccolta quaranta artisti di fama internazionale per realizzare opere ispirate al tema arcaico dell’albero della Cuccagna, simbolo dell’abbondanza e luogo del divertimento; monito dell’arte sui temi dell’alimentazione e sulle sue implicazioni sociali. Anche il CIAC partecipa a quest’ampio progetto ospitando, nel Salone degli Armigeri, l’installazione di Shay Frisch dal titolo campo 54338 B/N. Una monumentale opera che si compone di oltre cinquantamila adattatori elettrici che vanno a formare il suo personale albero della Cuccagna. Tentando di arrivare al punto finale dell’opera, lo spettatore seguirà la grande striscia nera con una sottile striscia luminosa rossa centrale che da terra giunge fino al l’imponente soffitto a cassettoni, cogliendo così in pieno l’obiettivo primario dell’albero della Cuccagna: recuperare il tesoro.

Dodici ambienti per dodici artisti è invece il concept alla base del progetto espositivo curato dal direttore del CIAC Claudio Libero Pisano. La mostra collettiva intitolata Dodici stanze vede il coinvolgimento di Stefania Galegati Shine, Massimo Giorgi, Arash Irandoust, Marta Mancini, Marina Paris, Simone Pontecorvo, Gioacchino Pontrelli, Marco Raparelli, Alessandro Sarra, Donatella Spaziani, Ivana Spinelli, Delphine Valli; invitati a intervenire ognuno all’interno di una delle particolari stanze del castello. L’obbiettivo è quello di valorizzare l’architettura storica del castello, da considerare non solo contenitore ma protagonista al pari delle opere esposte. Perseguendo questo aspetto di ogni artista sono state scelte quelle opere che meglio potessero dialogare con la struttura del museo. L’opera di Valli, Brucio per te ma non mi consumo mette in atto una flessione dello spazio riuscendo a coinvolgere i particolari della stanza (i tiranti del soffitto e una porta). Le conturbanti forme quadrangolari dell’opera, nella loro declinazione tridimensionale e cinetica, emergendo dalle pareti vanno ad investire lo spazio dello spettatore.

Un Circuito elettrico della luce di emergenza è stato incluso giocosamente da Raparelli che, attraverso il suo speciale linguaggio riflette sulla geometria in modo brioso nei disegni a parete e insinua della presenza di un uomo che si sta mangiando un maiale al piano di sotto. Nelle fotografie di Paris, appartenenti alla serie Domenstic spaces, i pavimenti immortalati risultano quasi in continuità con quello reale della stanza. L’iraniano Irandoust ha relizzato un lavoro altamante poetico. Dall’unione di un tavolo, una sedia e un armadietto, struttura alla quale ha dato fuoco lasciando che le fiamme spontaneamente intervenissero, è nato un telaio. Qui attraverso la sovrapposizione di sette livelli, con disegni dalle linee fluide in giallo, rosso e arancio emerge la figura di un feto umano a dimostrazione che dall’unione di parti diverse nonostante la distruzione delle calamità è possibile generare la vita. L’istallazione di Spinelli, Baustelle (2011), parola tedesca che indica il lavoro in progress, riflette sui processi di costruzione e di progettazione di un luogo in relazione alla sua destinazione d’uso. Pontrelli realizza in situ Paesaggio con fulmine che dall’angolo di un sontuoso camino sale fin su al soffitto. Accostando immagini fotocopiate o stampate sulle quali è intervenuto pittoricamente, propone una parte del suo immaginario, dal quale generalmente attinge per i suoi lavori pittorici. Un collage denso e variopinto che l’artista ha realizzato mosso da spontanee e fluide emozioni, consegnandolo alla libera lettura del fruitore.

Mancini espone lavori appartenenti a una recente ricerca sull’immagine votiva e sull’esotismo. Linee sinuose dai colori coinvolgenti, formano immagini astratte speculari e dalla forma uterina, icone di femminilità. Anche Sarra presenta un lavoro pittorico, dove un segno nero si appoggia su un fondo azzurro e grigio dove è stata poi stesa una velatura di celeste. Disegni e ricami su cartone o su tessuti diversi sono opera di Pontecorvo. Giorgi interviene nella stanza impostando una serie di rimandi tra i suoi lavori sia di matrice scultorea sia pittorica. Indagano la relazione tra spazio e corpo; corpo e oggetto i lavori di Spaziani; proponendo una serie di disegni a matita dove corpi femminili, frutto di linee consequenziali, si intrecciano a fiori ritagliati da carte da parati. Impone che lo spettatore si abbassi fino a sdraiarsi per scoprire il panorama dipinto, nascosto sotto un piccolo tavolino, l’installazione della Galegati Shines, Inside Outside, upside down (2014). Senza dubbio la scelta di destinare una stanza per ogni artista permette di riflettere maggiormente sulle dissonanze e gli accordi reciproci dei lavori oltre che, ovviamente, di esaltare le stanze del castello appartenente al potente casato romano.
Fino al 22 novembre 2015, CIAC – Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna, P.za San Nicola, 4, 00030 Genazzano, Roma

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