Belpaese - Interventi

Quadrupedi al pascolo

Quadrupedi al pascolo di Cuoghi Corsello a cura di Gabriele Tosi (visitabile fino all’11 ottobre in via Azzo Gardino 14 A) è il progetto con il quale Localedue di Bologna apre la stagione autunnale. Nella location, pensata come una stalla, una mandria di quadrupedi riposa protetta durante la notte, per uscire di giorno nello spazio urbano antistante, immaginato dagli artisti come una collina dove gli animali possono scorrazzare liberi, dando la sensazione al pubblico di essere vivi e comunicativi. Il particolare evento espositivo ci viene descritto da Eugenio Luciano (Roma, 1992), iscritto al terzo anno di arti visive al Dams, che, in questa occasione, svolge un ruolo insolito. A Eugenio, infatti, Cuoghi Corsello hanno affidato il compito di accudire i loro quadrupedi. Raggiungo telefonicamente il pastore pochi minuti prima che si rechi in loco a svolgere le sue mansioni. Alle 16:00 in punto Eugenio apre i battenti della galleria e, tenendo conto del tempo e di contingenze varie, libera i quadrupedi nella piazza. Il primo di ottobre ha scelto di tenere gli animali nella stalla a causa di una pioggia sottile, mentre due giorni dopo la mandria ha messo il muso all’aperto solo pochi minuti, in quanto la giornata si presentava particolarmente umida. Eugenio è un pastore attento: ogni mezz’ora cambia posizione ai suoi quadrupedi, assecondando le necessità degli animali, ma lasciandosi guidare anche dal suo senso estetico. A volte, come ogni pastore che si rispetti, si concede dei momenti di contemplazione. Eugenio si definisce un “pastore performativo” che si sta affezionando a questo ruolo: donare attenzione e cura a quadrupedi metallici è per lui un modo per riscattarli dalla loro natura di oggetti. Nella vita reale, infatti, Eugenio realizza delle vere e proprie performance. Mi confida che vive in una zona problematica di Bologna: «ogni sera, dopo cena, compio una camminata di dieci minuti intorno alla zona in cui abito e raccolgo gli scarti di chi consuma le dosi di eroina», carta stagnola e accessori vari diventeranno presto protagonisti del suo prossimo lavoro.

Ma torniamo ai quadrupedi. Eugenio veste una tuta di fine secolo, parte inferiore rossa, parte superiore grigia, un ritrovamento proveniente dallo stabilimento FIAT riqualificato e “conquistato” da Cuoghi Corsello dal 2001 al 2005. I primi quadrupedi che possiamo identificare come oggetti di composizioni simili risalgono al 1996, uno dei primi quadrupedi era formato da due cavalletti e una trave di legno. La prima mostra Quadrupedi è stata realizzata nel periodo in cui Cuoghi Corsello vivevano a Cime Tempestose (ex Silma, fabbrica di materassi), proprio a partire dal 1996, fino al 2001. Negli anni successivi (e ancora oggi) la produzione di differenti serie di quadrupedi procede; quelli presenti nella “stalla” bolognese sono originari della FIAT. L’ex autofficina occupava una superficie vastissima, animata dalla presenza degli artisti e concepita come opera unica, con grandi installazioni ambientali ovunque. In quegli anni Cuoghi Corsello giocavano a mettere in relazione le forme nitide e severe del marchio automobilistico con gli infiniti intrighi del mondo naturale. La stessa sigla FIAT, emblema del capitalismo italiano, per i due artisti ha assunto un significato sincronico ideale: “fiat” evoca la celeberrima locuzione latina della “Genesi” fiat lux – “sia fatta la luce” –. Non è forse un caso, dunque, che dopo anni di occupazioni in fabbriche senza elettricità, proprio alla FIAT Cuoghi Corsello trovarono un ambiente dotato di questo confort: “ogni parola è importante (le amo), FIAT è diventato come dire casa, come dire vita” (Monica Cuoghi). Le opere del duo si sono prestate a molteplici interpretazioni e punti di vista, ma nel progetto Quadrupedi al pascolo ci sono diversi aspetti che rimangono insondabili. Chi entra all’interno della galleria viene accolto da uno spazio che trasmette un’insolita pace: “la stalla è piena di spiritualità, proprio come le stalle di una volta” (Monica Cuoghi). I quadrupedi si posizionano sopra “un tappeto asettico e odoroso di FIAT”, mentre in alto su una delle pareti si può ammirare l’immagine di una bambina che danza nuda con una svastica alle spalle (mentre solitamente nelle stalle era presente un’effigie di Sant’Antonio Abate, considerato protettore del bestiame); questa immagine rappresenta il santo della stalla.

Cuoghi Corsello, ancora una volta, dimostrano di saper attingere con maestria a un repertorio di personaggi e di linguaggi multiformi, in grado di giocare e di interagire con la dimensione psichica, temporale e spaziale della creatività. “Quadrupede”, infatti, è una delle tante “creature fragili” ideate da Cuoghi Corsello: nasce nei primi anni ‘90 come protagonista di un fumetto. Il duo lo definisce come “un essere che non ha i sensi come noi uomini, ma diversi. E per questo vive avventure a noi incomprensibili. Ma osservandolo ed empatizzando con lui potremmo capire i suoi sensi e così anche i nostri sensi nascosti. Possiamo rilevare quadrupede in oggetti e luoghi insospettabili”. Nell’intervento presso l’area antistante Localedue, questo personaggio trova un’altra trasposizione nello spazio urbano e un pastore disposto a prendersi cura di lui e dei suoi simili. Se la vita può diventare un’opera d’arte, e vivere è come installare una mostra tutti i giorni – come sostengono Cuoghi Corsello – possiamo affermare che, al di là di gioiose stranezze, il fine ultimo di questa mostra può essere ricercato in un esercizio di contaminazione, scambio di ruoli e di luoghi (lo spazio al centro di Bologna è di fatto trattato come una delle storiche fabbriche occupate dagli artisti). In un continuo gioco di simmetrie tra i vari attori della scena urbana, la componente umana (gli artisti e il pubblico) e quella “artificiale” (i quadrupedi), collaborano attivamente per dare vita a una performance che coincide con l’intera durata della mostra.

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