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Ceramica d’artista

Ben 130 opere in ceramica provenienti da tutto il mondo saranno in mostra al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza fino al 24 gennaio 2016. Sono le opere selezionate su oltre 1300 candidature alla 59esima edizione del Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea, tra i più importanti e longevi contest del mondo. Il Premio Faenza, istituito nel 1938, è da allora sismografo delle declinazioni contemporanee della scultura ceramica, ma anche del design. Negli anni ha visto la partecipazione di artisti come Lucio Fontana, Angelo Biancini, Guido Gambone, Leoncillo Leonardi, Pietro Melandri, Carlo Zauli, Eduard Chapallaz, Sueharu Fukami, che hanno fatto, non solo la storia della ceramica del XX secolo, ma anche quella della scultura e della pittura del Novecento. L’edizione di quest’anno è stata particolarmente interessante per i profili artistici emersi. Tutti i lavori sono in esposizione al Mic di Faenza, che negli ultimi anni, ancora più di prima, si è accreditato come uno dei principali laboratori di ricerca sulla ceramica contemporanea. E per averne conferma basta conoscere la direttrice del museo Claudia Casali e farsi un’idea delle imminenti iniziative in calendario: «Aderiremo alla Settimana del contemporaneo, con mostre di Ontani, Camporesi, Manfredi e Paperina».

La ceramica sta accreditandosi come uno dei linguaggi ritrovati della contemporaneità. A cosa si deve questa riscoperta secondo lei? «Sono molti gli artisti contemporanei che oggi stanno scegliendo il linguaggio ceramico per la loro poetica. La ceramica fornisce infatti tante e diverse possibilità di espressione, è un linguaggio affascinante, da tanti punti di vista che ben si prestano alla lettura contemporanea. Vi sono artisti (come Ontani, Paladino, Pessoli, Fioroni, Smith, Kabakov, etc.) che da decenni realizzano sculture e installazioni con la materia ceramica. Prima erano forse delle eccezioni, oggi è una consuetudine, anche grazie ad un nuovo, aperto, differente approccio della critica, che non relega più, fortunatamente, la ceramica ad un’arte minore o decorativa. Essa oggi ha e riveste uno status pari a qualsiasi altro linguaggio contemporaneo».

Il Mic è ormai un crocevia internazionale del mondo della ceramica artistica. Quali sono gli ingredienti di tale successo? «Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ha la più grande collezione al mondo dedicata all’arte ceramica, per ogni luogo e per ogni epoca. Fin dalla sua fondazione (1908) ha inteso attivare relazioni con le più importanti e prestigiose realtà museali internazionali. Non a caso il Museo nasce come “internazionale” e si afferma per collezione, esposizioni, attività di ricerca e restauro in tutto il mondo (paradossalmente in Europa, in Cina, Giappone, Taiwan, Corea il nostro Museo è molto noto e molto apprezzato). Negli ultimi cinque anni abbiamo attivato una serie di prestigiose sinergie con grandi istituzioni culturali e museali, abbiamo partecipato a progetti espositivi non esclusivamente ”ceramici”, abbiamo promosso i grandi nomi della scultura contemporanea, abbiamo patrocinato progetti di residenze e collaborazioni con giovani artisti e giovani curatori (da qui nasce la Settimana del Contemporaneo). L’impegno è stato su più fronti: mantenere la propria peculiarità internazionalmente riconosciuta (la ceramica) e ampliare gli orizzonti culturali di fruizione, esposizione, ricerca. Fondamentali però sono le collaborazioni con gli altri Musei nazionali e non, con i quali attivare eventi e progettualità trasversali alle ”arti”, nel nome dell’arte».

Il Premio Faenza è una dimostrazione della vostra vitalità. Come è andata l’edizione di quest’anno? «È stata molto partecipata anche da artisti che non necessariamente lavorano con il linguaggio ceramico (penso a Luana Perilli, Luca Trevisani, Francesco Carone, Chiara Lecca). Abbiamo effettuato una selezione con una Giuria internazionale che prendesse in considerazione la dimensione contemporanea della ceramica oggi. Quindi scultura ed installazioni, video, interazione e sonoro, hanno un certo risalto nella mostra e dichiarano la netta predominanza dell’attualità. Abbiamo superato l’archetipo del vaso che identifica la ceramica e siamo entrati nell’ambito della plastica scultorea. Un passaggio chiave e necessario. Nel complesso siamo davvero soddisfatti e l’ampia rassegna stampa e la presenza del pubblico confermano il nostro entusiasmo».

Quali artisti si sono segnalati agli occhi del pubblico e della critica? «Sono tanti e diversi per poetica e formazione. I premiati hanno riscosso un grande successo, soprattutto Silvia Celeste Calcagno per la sua installazione che unisce ceramica, fotografia, poesia e sonoro. Salvatore Arancio affascina per quell’interazione tra design, mondo naturale, informale e concettuale; Marie Laure Gobat Bouchat, artista svizzera, e Chie Kobayashi, giapponese, che dialogano con la ceramica e materiali varie come i tessuti; Nicola Boccini, con le sue installazioni interattive, vera novità dell’esposizione; Marino Ficola, artista concettuale che ha proposto una scultura e un video così come Monika Grycko; Francesco Ardini ha invece lavorato sulla realtà aumentata; Eszter Imre, ungherese, ha proposto una piattaforma ceramica in memory foam, dove nuovamente l’interazione con il pubblico è predominante. Questi solo alcuni dei nomi più interessanti che hanno presentato opere non consuete e in linea con quella dimensione contemporanea che abbiamo voluto sostenere fin dall’inizio. Ma ce ne sono molti altri, la mostra vale una visita».

Il concorso è rivolto agli Under 40: che risposta di partecipanti avete avuto? «Importante a mio avviso. Abbiamo avuto centinaia di richieste soprattutto dall’estero. La presenza giapponese è molto forte soprattutto per i giovani che stanno proponendo progetti davvero singolari e innovativi, sebbene il peso della loro tradizione, per ciò che riguarda la ceramica, sia ancora molto forte. Gli italiani mi hanno positivamente stupito: quell’idea di interazione di linguaggi, che è, a mio avviso, la dimensione vincente, è molto presente e trova soluzioni davvero interessanti».

Tra pochi giorni inizia la Settimana del contemporaneo a Faenza. Il Mic sarà uno dei luoghi centrali della rassegna. Ci dia qualche anticipazione. «La Settimana del contemporaneo è giunta alla sua quarta edizione. È un progetto che è cresciuto negli anni e che coincide ogni anno con la Giornata del contemporaneo indetta da Amaci. Molti gli artisti presenti, non solo con mostre ma anche con presentazioni di cataloghi, libri e progetti. Il Mic ospiterà le presentazioni di Luigi Ontani (catalogo e video intervista della mostra Casamondo. Naturextramorte antropomorfane, omaggio a Giorgio Morandi, a cura di E. Frattarolo) e Silvia Camporesi (libro Atlas Italiae, a cura di Marinella Paderni), e le mostre di Giulia Manfredi (Ourobouros a cura di I. Biolchini), Giuseppe Ducrot (Cuccagna Ittica all’interno del progetto L’albero della Cuccagna – Nutrimenti dell’anima a cura di Achille Bonito Oliva) e Laurina Paperina (Ducks on the rocks, operadelocalizzata, a cura di Nero / Alessandro Neretti). La rassegna in realtà è molto ampia e comprende altri artisti e altre istituzioni come Museo Carlo Zauli (che ospita Jonathan Monk), Tesco (con una personale di Nico Vascellari) e 18 studi di architettura che ospitano altrettanti artisti del territorio».

Fino al 24 gennaio 2016 sarà visibile la mostra con le opere presentate al concorso. E poi? Cosa altro ci aspetta nel 2016? «Il Mic sarà presente soprattutto all’estero con progetti importanti in Cina (5 mostre itineranti su 1000 anni di storia ceramica italiana), in Olanda al Bonnefanten Museum, in Spagna, Inghilterra, Lettonia per la mostra di un progetto europeo che sarà ospitata a Faenza da aprile a settembre 2016, dedicata agli stili di vita attraverso la ceramica, dal barocco ai giorni nostri. Questo sarà il principale evento del 2016».

Info: http://www.micfaenza.org/it/

 

 

 

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