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Un’immagine sorprendente

«Un’arte può provocare un’altra arte». Si esprime così Mimmo Paladino nell’incontro inaugurale a Palazzo Blu a Pisa, dove fino al 13 settembre rimarrà un corpus di sue opere del tutto particolari, affascinanti, immaginifiche per la mostra Un’immagine sorprendente: Paladino tra arte e letteratura. In dialogo con il filologo Corrado Bologna, con un linguaggio asciutto ed essenziale l’artista spiega quanto tra le arti ci sia osmosi, almeno in potenza, un osmosi fruttifera in grado di esplicitare accostamenti e variazioni sul tema, svelare nuove sensazioni ancora sottaciute. Si tratta di 98 opere, o meglio disegni ed acquerelli, realizzate con l’unico scopo di dare una forma o colore a ciò che poeti e scrittori hanno espresso con la parola. L’Ulisse di Omero, le Metamorfosi di Ovidio, la Divina Commedia di Dante, Don Chisciotte ed altri classici della letteratura internazionale. Un viaggio pittorico ampio e complesso, frutto del lavoro di anni passati come le raffigurazioni per l’Orlando Furioso per l’Enciclopedia Treccani, accostato a lavori recentissimi come le visioni dantesche della Commedia.

L’opera del maestro degli ultimi anni si era intersecata all’opera letteraria andando poi a confluire in arti, come quella cinematografica, per lui nuove. Un film, oltre che un corposo volume sull’eroe di Cervantes qualche anno fa aveva visto le collaborazioni di personaggi di discipline artistiche diverse, con la presenza di Lucio Dalla, la voce di Beppe Servillo, la preziosissima collaborazione del poeta Edoardo Sanguineti. Tutte tappe di un percorso che arriva fino a quest’esposizione a Palazzo Blu, dalla parola scritta e recitata alla forma su carta. E gli acquerelli, per la maggior parte, in mostra danno ragione per esempio del legame anche materico con il cavaliere di Cervantes , il quale nelle sue vicende ha spesso a che fare con l’elemento fuoco che Paladino inserisce isicamente nelle pratiche pittoriche con la tecnica molto particolare di acquerello e fuoco. Un espediente ricercato per l’artista che è uno dei padri della Transavanguardia, movimento nato nei primissimi anni Ottanta sotto la guida di Achille Bonito Oliva, in grado di spezzare il dominio dell’arte concettuale, in virtù di un ritorno ad un fare artistico materico e manuale. Le silhouette e i profili degli eroi paladiniani sono ancora quelli che prediligono forme arcaiche ed essenziali, dove il segno unico fa da guida all’espandersi del colore. Topos letterari come scintille propulsori di nuove visioni dividono idealmente la mostra il tre sezioni, il viaggio, la metamorfosi, il poema cavalleresco per offrire favole nelle favole, a cui Paladino aggiunge anche testi antropologici come l’opera di De Martino o l’opera Tristi Tropici di Claude Lèvi-Strauss della cultura mondiale di aree mediterranee, a cui l’artista, sottolinea con decisione, intende guardare continuamente.

 

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