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Farnesina porte aperte

Continua fino al 29 maggio Farnesina porte aperte, l’iniziativa attraverso cui il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale incontra il grande pubblico. Si tratta di un appuntamento che rinnova l’impegno del Ministero nella promozione del suo patrimonio in Italia e all’estero: un’occasione per dialogare direttamente con i cittadini, rendere trasparente la propria attività istituzionale, far conoscere la storia dell’edificio e delle sue collezioni, trasformare uno spazio pubblico in un bene condiviso da tutti. Il 26 maggio, nell’ambito della rassegna, è stata presentata la mostra Alle origini dell’Unione Europea. Architettura e arte italiana per il Palazzo della Farnesina con disegni e bozzetti di Enrico Del Debbio ed è stata data la possibilità a un pubblico ristretto di visitatori di conoscere una parte della collezione permanente della Farnesina. Ha preceduto la visita, una conferenza stampa di presentazione e il primo di una serie di appuntamenti con gli artisti, in questo caso il maestro Nicola Carrino, in dialogo con Enrico Crispolti e Gabriele Simongini.

«Siamo orgogliosi della collezione di arte che abbiamo messo insieme in questi anni – ha cominciato così l’intervento il Vice segretario generale Antonio Bernardini – le mostre che abbiamo allestito si inseriscono nell’ambito di spazi che costituiscono una testimonianza importante della nostra memoria e del nostro passato artistico. Ci stiamo prendendo gusto, ma è importante tenere aggiornata la nostra collezione». A parlare della collezione era presente anche Anna Mattirolo, direttrice Maxxi Arte, nonché membro del Comitato scientifico della collezione: «Maxxi e Farnesina devono lavorare insieme. È fondamentale che esista un’istituzione come questa che si presenta al mondo come una delle più importanti raccolte di arte italiana. È difficile mettere insieme il contemporaneo, perché ogni momento è contemporaneo ma è nostra responsabilità di rappresentare il presente».

Tra le opere della collezione anche quelle di Carrino, intervistato da Simongini che l’ha presentato come «uno di quegli artisti che più passa il tempo, più sono attuali» e che sempre ha unito nella sua poetica le ragioni della forma e il senso sociale. Partito come autodidatta, l’artista tarantino, classe ’32, ha fatto parte per qualche tempo del Gruppo 1, per poi separarsene nel ’67 e sviluppare la sua ricerca autonomamente. «Ho seguito le avanguardie, ma ancora prima il cubismo che dava presenza volumetrica alla forma – racconta l’artista – Mi sono avvicinato alla natura, operando nel contestio urbano». Ma non è tutta arte pubblica quella che si inserisce in uno spazio pubblico, a detta di Crispolti: «Questa parola ha un senso nordamericano, in Italia perde di significato perché da noi arte pubblica potrebbe essere anche Giotto, Arturo Martini. Il discorso che porta avanti Carrino è diverso: agire nello spazio e trasformarlo». A controbattere, lo stesso artista, che propone l’utilizzo di un diverso termine, quello di arte urbana: «legato al termine urbanistica, alla costruzione del mondo in cui viviamo». Il dibattito si è poi spostato su un altro tema, quello del gruppo in ambito artistico, sentito soprattutto in un certo periodo storico, abbandonato poi, in favore di un individualismo sempre più forte. «Oggi non è sentita l’idea di comunità – affermna Carrino – Prima era diverso, gli artisti avevano bisogno di scambiarsi informazioni e di lavorare insieme». Contrario al gruppo, invece Crispolti: «Uscire dal gruppo 1 è stata per te una salvezza, come lo è stato per gli altri membri. Il gruppo è importante solo quando è necessario, come lo era per Cobra». Una lezione di storia dell’arte, sul viale dei ricordi di quegli artisti che gravitavano intorno ai nuclei creativi romani e che dimostrano come, ancora oggi, hanno qualcosa da insegnare alle giovani generazioni.

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