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Kounellis alla Christian Stein

È risaputo che il visitatore di gallerie d’arte è spesso amante dello spettacolo, dello stupore, attratto dall’idea di dover raggiungere luoghi impervi e di sentirsi parte dell’atto dell’artista, del suo rito. Tutti questi sono talvolta tristi ma reali luoghi comuni che si rintracciano nell’odierno pubblico dell’arte. È perciò più che straordinario vedere come essi siano tutti presenti, e contemporaneamente superati, all’interno dell’ampia mostra dedicata a Jannis Kounellis (Pireo, 1936) dalla galleria Christian Stein. Il rito è infatti quello che ha inizio in pieno centro, quando si visita la galleria in Corso Monforte, trovandosi accerchiati da cinque grandi tele raffiguranti talune segni tipografici e talune rose. Questo è il primo segnale per il visitatore che non si tratta di un’esposizione cronologica, ma di una raccolta di interventi artistici intorno a un solo cardine, seppur non sia chiaro da subito quale esso sia.

Proprio tale aspetto spinge colui che guarda a dirigersi verso i margini della città pur di saperne di più: qui lo spettatore viene violentemente sconvolto, andando ben oltre lo stupore che certi speravano. Gli ambienti monumentali, in cui pareti bianche e pavimento riflettente donano l’atmosfera di un tempio, sono invasi dai forti odori e dai suoni emessi dalle opere in mostra: chi varca la soglia percepisce automaticamente di essere stato calato in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio. Il verso di un pappagallo alla fine della prima sala cattura immediatamente l’attenzione: è reale e posato su un trespolo di fronte a una distesa di piante grasse. Anch’esse sono reali, tanto quanto i piccoli diamantini che, dalle loro gabbiette impilate, cinguettano al visitatore stordito. I piumaggi dei volatili e il verde brillante dei cactus sono tra i pochi colori presenti: solo l’odore dei semi, dei sacchi juta o delle lampade a olio dà un senso di reale, il resto si presenta come un’istantanea in bianco e nero dove la tempra di Kounellis è sempre presente, seppur celata tra opere raramente, se non mai, esposte.

La selezione delle opere è infatti composta da lavori, dagli anni ’60 a oggi, provenienti anche dallo studio dell’artista e dalla dimora del collezionista Urs Raussmüller, partecipante nella curatela della mostra insieme al direttore Gianfranco Benedetti. I cardini che legano ognuna delle opere in mostra sono in definitiva due: l’uno un profondo inno alla potenza vitale e l’altro la radicalità, quella stessa che ha contraddistinto l’attività dell’artista greco in ogni epoca e sfaccettatura, rendendolo sempre borderline rispetto a qualsiasi movimento artistico. Questa mostra è indubbiamente una standing ovation al temperamento artistico di Kounellis ma crea automaticamente un elogio al lavoro della galleria stessa: in un momento storico in cui il ruolo della galleria d’arte fatica ad adattarsi all’attuale contesto artistico, la Christian Stein compie una totale inversione di marcia, proponendo un profilo decisamente più museale e una mostra in cui la spettacolarità cede il passo a una riflessione quasi sacrale.

Dall’28 aprile al 25 settembre; Galleria Christian Stein, Corso Monforte 23, Milano; Corso V. Monti 46, Pero (MI); info: www.galleriachristianstein.com

 

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