Eventi

Parole che restano

”Verba volant, scripta manent”: fu questo l’esordio di Caio Tito durante un discorso al senato romano e questo l’adagio latino che, da allora, rappresenta l’importanza della parola scritta, fissata nero su bianco e strappata alla vorticosa giostra dell’oblio. Concetti indelebili, resistenti. Parole che restano, appunto, come il titolo della trasmissione condotta da Stefano Accorsi su Sky Arte HD, ogni lunedì a partire dall’11 maggio. Frutto di una produzione che vede affiancati Sky Arte, Nuovo Teatro, Stephen Greep e il Teatro della Pergola di Firenze, Parole che restano nasce da un’idea dell’attore bolognese coadiuvato da Marco Balsamo e Marco Giorgetti. Un viaggio nei meandri della letteratura italiana attraverso le opere predilette di nove lettori d’eccezione, provenienti dagli ambiti professionali più disparati: Mimmo Paladino, Oscar Farinetti, Giulia Maria Crespi, Paolo Fresu, Paolo Virzì, Andrea Camilleri, Mario Martone, Ferruccio De Bortoli e Carmen Consoli. Volta per volta, metteranno a nudo se stessi condividendo con Accorsi – un attento ascoltatore che fa da tramite per il pubblico, più che un intervistatore in senso stretto – le emozioni e le morali tratte dai classici presi in considerazione.

La narrazione dei libri avverrà così quasi di riflesso, divenendo la somma delle tracce e delle sensazioni che la lettura ha saputo evocare in ognuno di loro. «Un format nuovo e coraggioso che ha origine dalla voglia di sperimentare e di dire la propria all’interno del sempre più scarno panorama mediatico dedicato al mondo dell’editoria», così si esprime il direttore di Sky Arte HD Roberto Pisoni, prima di snocciolare confortanti statistiche e anticipazioni relative al palinsesto del canale televisivo. E di certo il coraggio non manca a Marco Giorgetti – direttore generale del Teatro della Pergola di Firenze e co-produttore della trasmissione – il quale afferma l’importanza di scardinare le logiche teatrali imperanti, auspicando una commistione tra linguaggi artistici differenti in nome di una crescente interdisciplinarietà tra di essi. Dal canto suo Accorsi non è nuovo alle operazioni di rivalutazione del nostro patrimonio letterario, avendolo già dimostrato nella realizzazione del progetto Grandi Italiani, serie di trasposizioni teatrali dedicate ad alcune opere tra le più significative della letteratura del Bel Paese.

Ironicamente potremmo chiederci se in un periodo storico nel quale si fa del qualunquismo un’arte e degli slogan un modo per rabbonire l’opinione pubblica, non risulti quasi anacronistico un ostinato interesse verso i libri. Su questo Accorsi è categorico: «lo slogan è l’antitesi del pensiero stesso; il libro, al contrario, un contenitore di idee dal quale può scaturire il confronto». Presumibilmente, come spesso accade, sarà compito degli ascolti stabilire quanto fossero azzeccate le intenzioni degli autori e decretarne la buona riuscita o meno; tuttavia, alla vigilia della sua messa in onda, Parole che restano sembra configurarsi come un’ambiziosa utopia che spostando i nostri orizzonti un passo più avanti, per dirla con Eduardo Galeano, ci aiuta a camminare.

Info: http://arte.sky.it

 

Commenti