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La fabbrica della Sapienza

Di carattere introverso, schivo, ipocondriaco e sempre immerso nell’elaborazione delle sue creazioni artistiche o nello studio dei suoi libri, per molto tempo Francesco Borromini visse dietro le quinte, trascurato e incompreso, lontano dal successo mondano di quello che fu sempre suo grande rivale, Gian Lorenzo Bernini. La sua arte, mal vista dai suoi contemporanei, è stata ampiamente rivalutata in Italia e all’estero, tanto che, oggi, è considerato, insieme al Bernini, l’artista più rappresentativo del Barocco romano. Alla Biblioteca Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma, Complesso della Sapienza, nell’ambito della rassegna capitolina Barocco a Roma. La meraviglia delle arti alla Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla, una mostra ripercorre in sei sezioni, passando attraverso disegni a sanguigna e a lapis e preziose testimonianze, i momenti salienti della vita di Borromini e, in particolare, documenta il suo lavoro nel cantiere della Sapienza. il Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza fu sede dell’ateneo romano fino al 1936, con la sua chiesa e la prestigiosa Biblioteca Alessandrina, dedicata a papa Alessandro VII, uno dei luoghi più esclusivi e meno conosciuti di Roma. Fu Urbano VIII Barberini a commissionare i lavori all’architetto ticinese, che iniziò a occuparsi della progettazione del complesso nel 1632, e successivamente progettò il braccio della biblioteca, disegnando anche gli arredi lignei e, per facilitare le squadre di falegnami ingaggiati per l’esecuzione delle scansie lignee, disegnò sul muro in scala naturale il modulo degli scaffali, rinvenuto sulla parete negli anni Trenta del Novecento.

La rassegna, intitolata La fabbrica della Sapienza. L’università al tempo di Borromini, a cura di Orietta Verdi e promossa e organizzata dall’Archivio di Stato di Roma con il sostegno della Fondazione Roma-Arte-Musei, racconta quindi il percorso costruttivo attraverso rari disegni e incisioni, mostrando al pubblico documenti autografi che permettono al visitatore di conoscere il Borromini nelle vesti di interprete del pensiero di papa Alessandro VII e di direttore dei lavori, attento e consapevole. Il focus della mostra riguarda in particolare le vicende che ruotano attorno alla costruzione della Chiesa di S. Ivo, narrando le difficoltà cui dovette far fronte Borromini e l’abilità con cui le risolse. Primo di tutti l’aspetto dell’irregolarità dello spazio, stretto tra il cortile e il palazzo, e poi l’assenza di luce diretta per i primi 20 metri in altezza della costruzione. La soluzione geniale consistette nell’incastrare due figure geometriche, i triangoli equilateri, che, formando una stella a sei punte, riempiono il sito. Su questa pianta si innestano le mura che svettano a raggiungere la luce oltre il secondo piano del palazzo e la cupola, sormontata dalla lanterna a spirale, slanciata verso il cielo. Parte dell’esposizione sono i suggestivi biglietti autografi di Borrominii a matita, strumento che divenne per lui inseparabile compagno, che lo accompagnò fino alla fine, anche nella stesura del suo testamento.

Dal 30 aprile al 26 luglio, Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza; info: www.mostrabaroccoroma.it

 

 

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