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Street art, una fotografia

Tracciare una panoramica della street art è un’impresa complessa poiché ciò che da sempre la caratterizza è un’assoluta fluidità di stili, tecniche e approcci in grado di trascendere ogni limite di appartenenza generazionale e geografica. Dagli anni Zero, nella fase di nascita del movimento, è stato fondamentale per molti artisti il ricorso alla tecnica dello stencil che ha permesso di riprodurre, in contesti illegali e con grande velocità d’esecuzione, immagini sempre più elaborate tese a veicolare i più diversi contenuti politici e formali. Lo street artist più noto e influente a livello internazionale, soprattutto grazie all’uso dello stencil, è l’inglese Banksy, i cui interventi sono caratterizzati da una straordinaria sintesi narrativa e da una grande capacità di sovvertire, con ironia, la segnaletica e l’architettura urbana, comunicando allo stesso tempo densi contenuti politici di protesta. Altro maestro dello stencil è il francese C 215 (Christian Guémy) che da quasi dieci anni è impegnato nel ritrarre una moltitudine di soggetti subalterni – tematica molto diffusa all’interno della street art – ai quali riesce a restituire una tensione umana ed emotiva unica. Altra pratica diffusa nella street art, sin dalle origini, è quella d’inserire nel contesto urbano elementi quali il poster e l’adesivo, che entrano da subito in aperto conflitto con il linguaggio della pubblicità. Centrale è il ruolo di Obey (Shepard Fairey) autore di una famosa campagna di stickeraggio virale nel quale ha invaso le città statunitensi con oltre un milione di adesivi recanti il suo nome, con l’intenzione di condurre i passanti a interrogarsi sul significato di questa enigmatica campagna di comunicazione. Figura fondamentale, stavolta nell’uso del poster, è quella del francese Jr che agisce incollando sui muri delle città grandissimi ritratti fotografici di persone sconosciute, innescando un diverso cortocircuito culturale a seconda del contesto geografico e politico in cui agisce, andando dalle banlieue parigine ai territori di confine tra Israele e Palestina.

Anche in Italia, in questa fase di formazione della street art, si manifestano esperienze fondamentali come quella di Eron, tra i primi ad abbandonare i graffiti – caratterizzati dalla produzione di lettere – e a utilizzare lo spray all’interno di composizioni figurative fatte di immagini e soggetti evanescenti. Centrale è poi l’esperienza di Blu, artista che ritrae, in una mescolanza d’ironia e terrore, una moltitudine di grotteschi corpi umani, sconvolti dall’incontro con la brutalità dell’esperienza urbana fatta di violenza e inquinamento ambientale. In sostanziale continuità con queste esperienze dal valore fondante, si collocano quelle di un magmatico universo di artisti impegnati in una ricerca strettamente figurativa, nella quale le forme del reale vengono stravolte dall’immissione di elementi fantastici e onirici o contaminate dal rapporto con un immaginario visivo di origine pop, legato all’illustrazione e alla tradizione dei graffiti.

Continuando a osservare il panorama europeo incontriamo il lavoro del portoghese Vhils (Alexandre Farto) che scolpisce intensi volti umani direttamente nell’intonaco della parete; le colossali composizioni del duo Etam Cru e quelle di Natalia Rak, entrambi originari di Lodz, in Polonia, accomunate da un cromatismo vibrante e dalla compresenza di elementi iperreali e fantastici, e ancora le sofferenti figure animali del belga Roa che sembrano schiacciate dall’ambiente urbano che le circonda. In Italia, tra le tante, spiccano le ricerche di Agostino Iacurci e di Borondo, concentrati sull’analisi pittorica della figura umana, quella di Lucamaleonte, che unisce frammenti della tradizione artistica occidentale a simboli misteriosi e a elementi della cultura visiva contemporanea, quella di Sten & Lex, duo che usa stencil di grandissime dimensioni per ritrarre un vasto campionario di soggetti anonimi, e ancora quella di Mrfijodor (Fijodor Benzo), che veicola messaggi di sensibilizzazione ecologica e sociale attraverso uno stile legato all’illustrazione.

Spostandoci negli Stati Uniti incontriamo esperienze come quella di Retna, artista originario di Los Angeles che ha nel tempo elaborato un personale alfabeto nato dalla libera fusione tra il lettering dei graffiti, l’alfabeto gotico e le antiche calligrafie arabe; Gaia (Andrew Pisacane) che realizza grandi pitture murali a partire dagli stereotipi culturali e dai simboli artistici propri del contesto in cui agisce e ancora il californiano Banny McGee che immerge volti stilizzati, contratti in pose ironiche e grottesche, all’interno di complessi pattern geometrici. Il suo lavoro influenza direttamente quello dei due fratelli brasiliani Otavio e Gustavo Pandolfo, gli Os Gemeos, che dipingono buffe e malinconiche figure dalla pelle giallissima. Rimanendo sempre in Sud America, territorio che presenta una fervida scena artistica ricca di rapporti e compromissioni con quella statunitense ed europea, è notevole la presenza di Jaz (Franco Fasoli) che fonde, all’interno di grandi composizioni geometriche, corpi umani e animali ritratti in condizioni di brutale lotta. Accanto a quella figurativa è presente poi un’altra anima della street art, impegnata in una ricerca di rigorosa astrazione, che vede in Italia un gruppo di suoi interpreti molto significativi riuniti sotto il nome di “astrattisti italiani”. Tra questi figurano: Tellas, che filtra forme desunte dal mondo naturale, proponendo composizioni ovoidali che alludono a elementi primordiali quali la foglia, il nido o l’uovo; 108, che conduce una ricerca solitaria incentrata sulla produzione di forme misteriose dai richiami biomorfici; Moneyless, che trasforma la parola in segno geometrico puro, privo di qualunque referente con il significato linguistico. Degna di attenzione, proprio perché condotta in un contesto di maggiore isolamento culturale rispetto a quelli fin qui elencati, è l’azione dell’egiziano Keiser che dopo lo scoppio della primavera araba inizia coraggiosamente a tappezzare le strade del Cairo con interventi ironici e di contenuto politico.

In chiusura di questa breve ricognizione sulla complessa scena della street art internazionale vale la pena citare Guy Denning, Conor Harrington, Antony Micaleff e Dale Grimshaw, un gruppo di pittori tradizionali, noti come neofigurativi britannici, che hanno scelto di praticare la street art a testimonianza di come, chiudendo un importante ciclo, questo movimento sia diventato talmente significativo da sedurre anche artisti appartenenti al sistema ufficiale dell’arte che lo sta inglobando.

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