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Riapre la Carrara

Manca ormai pochissimo alla riapertura dell’accademia Carrara, una delle collezioni più importanti per il patrimonio artistico e culturale italiano. Numerose ed eterogenee si preannunciano le novità che accompagneranno la riapertura (smart guide, un nuovo spazio didattico, etc). Ciò che ci chiediamo a Maria Cristina Rodeschini, responsabile divisione Accademia Carrara e Gamec, è: quanto è difficile per un museo come questo tenersi al passo con i tempi?

«È impegnativo, ma è necessario essere al passo con i tempi, soprattutto per un museo di arte antica che ha tra gli obiettivi primari quello di coinvolgere il pubblico giovanile sempre più abituato all’uso di nuove tecnologie. Oggi gli strumenti con i quali comunichiamo sono pervasivi e sempre più facili da adoperare. Il museo deve assicurare che contenuti complessi siano accessibili a diverse fasce di pubblico. Questo non significa banalizzare il messaggio, ma essere capaci di esporlo in un linguaggio e attraverso modalità nuove. Il museo anche in questo senso ha fatto un progresso enorme rispetto all’anno della chiusura 2008. Tutto cambia rapidamente e anche il museo deve essere pronto al cambiamento».

Il collezionismo è anche in questo caso una colonna portante dell’Accademia. Come si è puntata l’attenzione su questo fenomeno? Crede che in questo modo si possa stimolare anche il collezionismo dei giorni nostri?

«Il nuovo ordinamento delle raccolte museali avrebbe potuto seguire il criterio di un allestimento per nuclei collezionisti. La scelta è invece stata quella di presentare il patrimonio seguendo in linea di massima l’ordine cronologico, che ha indubbiamente il vantaggio della chiarezza. La descrizione che accompagna ogni opera esplicita la collezione di provenienza e l’anno dell’acquisizione. Vi sono poi alcune sale nel percorso che presentano nuclei consistenti di opere che appartengono alla stessa collezione e questo racconta al visitatore le propensioni culturali, il gusto del collezionista che lo ha orientato ad acquisire determinate opere piuttosto che altre. Per fare un esempio nella sala  4 dedicata alla rinascimento in Italia centrale, la maggior parte delle opere appartenevano alla raccolta di Giovanni Morelli, Apollonio di Giovanni, Francesco Pesellino, i tre Botticelli, una sottolineatura necessaria perché il collezionismo d’arte è tra i valori identitari della Carrara, museo simbolo del collezionismo. La grande tradizione di mecenatismo che il museo esprime a partire dal luminoso progetto del fondatore, Giacomo Carrara, che ha donato la sua collezione perché fosse di pubblica utilità, cioè nella disponibilità di tutti, fa parte della vita secolare della Carrara. È una storia che si intreccia con la passione per l’arte dei collezionisti, che desiderano condividere le loro predilezioni, con altre persone. Le donazioni al museo non hanno avuto soluzione di continuità, l’ultima risale a non più di un mese fa, un’assegnazione importante per la qualità del dipinto donato e per l’intenzione che ha guidato i collezionisti. Il grande tema del collezionismo è da sempre argomento di studio del museo e continuerà ad esserlo. Quanto questo influisca sul rilancio del collezionismo in epoca moderna è una dinamica certamente da esplorare».

Nell’ultima conferenza stampa tenutasi al museo Poldi Pezzoli si è parlato di antiche quadrerie. Qualche parola in più sull’allestimento e sul motivo che ha dato vita a una scelta di questo tipo.

«La disposizione delle opere nelle sale espositive avviene secondo un sistema visivo e di allestimento che armonizza presenze artistiche e spazi, caratterizzati da studiate colorazioni delle pareti, da un’illuminazione tecnica di alta qualità, da una chiara e accessibile presentazione delle informazione per il pubblico. Uno dei concetti guida è stato che ogni sala fosse in sé compiuta e autonoma, indirizzo che invita a ritornare più volte al museo. Su tutto il principio assoluto di predisporre un luogo accogliente, che non dia segni di difficoltà, ma di naturalezza, di sobrietà, di eleganza. Se la disposizione delle opere in 16 sale su 28 è su un solo livello, in altre sale, ad esempio quella dedicata a Giovan Battista Moroni e la ritrattistica del secondo Cinquecento in Italia, la scelta è stata di allestire le opere anche su più livelli, per un massimo di due, configurando uno scenario che ricorda le quadrerie delle case nobiliari con i ritratti degli antenati. Un allestimento moderno con la memoria dell’antico pensiamo sia una formula che possa incontrare il gradimento del pubblico».

Numerosi gli eventi in programma per la riapertura del 23 Aprile, un museo che vuole istituire un dialogo più forte con la città, con le persone. È così?

«Il museo tenuto in alta considerazione da istituzioni internazionali genera da sempre un forte senso di appartenenza nei cittadini di Bergamo. Il desiderio è quello di coinvolgere fasce di pubblico più ampie. Ora che la Carrara si inaugura, con tutto il potenziale che esprime, deve scattare una consapevolezza: l’apertura costituisce un risultato, ma la cosa importante è che sia considerato un punto di partenza per la crescita della città. Un’offerta culturale di tale prestigio ha tutte le caratteristiche per essere riconosciuta come un elemento che identifica il luogo, fortemente attrattivo per un pubblico che per una serie di circostanze prossime – Expo nella vicina Milano – ma anche e soprattutto future, verrà invitato a visitare Bergamo e la sua provincia come un territorio di profonda cultura, di grande godibilità e accessibilità, dalla dimensione umana. Stiamo parlando di un pubblico nazionale e internazionale che Bergamo deve avere la capacità di intercettare grazie anche alla Accademia Carrara, suo primario punto di forza. La valorizzazione della città deve avvalersi di legami internazionali, ma anche di solide relazioni con sistemi culturali geograficamente vicini, superando anacronistici antagonismi. Mi riferisco a città, come Brescia, Cremona, Mantova, vere e proprie perle della provincia italiana, ricche di cultura e con una misura che le pone idealmente molto vicine a Bergamo. Altro aspetto da valutare con attenzione è la vicinanza con Milano che rimane sempre un polo attrattivo e di aggiornamento tipico delle metropoli, vicinanza dalla quale Bergamo non può che trarre vantaggio. È una costruzione quella della relazione culturale che richiede dedizione e una visione dei problemi che superi il campanilismo a favore di un progetto di lungo periodo e di ampio respiro».

Opera preferita della collezione?

«Difficile indicare un solo dipinto e per questo ne dico almeno due: la Madonna col Bambino di Andrea Mantegna, per la commovente forza comunicativa di questa tenera e al tempo stesso severa immagine della maternità e il Ritratto di giovinetta con ventaglio di Giacomo Ceruti, campione di realismo in questo volto di adolescente, schietto e indimenticabile».

Info: www.lacarrara.it

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