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Danse royale

“Beato chi riceve la grazia di entrare nei divini misteri – recita il coro delle Baccanti di Euripide – santifica la vita, consacra l’anima nel tìaso”. I culti misterici hanno le loro origini in un mondo arcaico, nella Grecia antica innanzitutto, nel mondo ellenistico dopo, e infine nell’impero Romano. Con il termine venivano indicati quei fenomeni di religiosità pagana, alternativa al culto ufficiale, professati in gran segreto da alcuni adepti, coinvolti in cerimonie magiche, sacramenti e rituali di purificazione, che potevano includere sacrifici, abluzioni, digiuni o astinenze, banchetti sacri e danze. Molte di queste pratiche sono rimaste radicate ancora oggi nelle culture popolari di alcune regioni, in cui scongiuri, spiriti, demoni, gesti scaramantici e chi più ne ha più ne metta, sono un tutt’uno con l’identità regionale, in alcuni casi legati alla memoria degli antenati, proprio come il culto dei lari nell’antica Roma.

Si stenta a credere che il video presentato alla galleria romana Operativa arte contemporanea fino al 10 maggio da Emiliano Maggi, classe ’77, sia davvero, come afferma l’artista, il racconto di una Danse royale realmente svoltasi in compagnia di sua madre, su padre e suo zio nella sua casa in campagna. Cresciuto in una famiglia di truccatori, parrucchieri e costumisti, le suggestioni di Maggi si sono rafforzate nel tempo, guidando le sue ricerche e le sue passioni per la musica, le maschere, le coreografie, le luci. Certo è che, una volta usciti dalla galleria, oscurata per l’occasione per favorire la fruizione del filmato, serve qualche minuto per riprendersi, abbagliati dalla luce a intermittenza e rintronati da un video che in pochi minuti ci fa fare avanti e indietro dal divino e agli inferi. Si resta con addosso la sensazione di aver partecipato a qualcosa di intimo, che, tra musica e folklore, conduce in un altrove spazio temporale, in quel rito metà paranormale, metà animale che caratterizza il lavoro di Maggi. Un’esperienza che ricrea le fattezze di una notte buia in un bosco in cui succede qualcosa che non ci è ben dato capire: streghe, uomini travestiti si esibiscono in una danza frenetica, a metà tra il reale e l’onirico. Un misto tra le zingare del deserto di Battiato, le performance spiazzanti che Ninos du Brasil già ci propina da diversi anni e la follia ossessiva e visionaria di Pipilotti Rist. Mito, iconografia popolare a confronto, un connubio stridente che, come dimostra Maggi, a volte può funzionare.

Fino al 10 maggio, Operativa arte contemporanea; info: www.operativa-arte.com

 

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