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Arte contemporanea, ecco i segreti di Jackson Pollock

Ci è voluto il Cnr per stabilire quale fosse il segreto di Jackson Pollock nascosto dentro la celebre opera Alchimia nel 1974, considerata un’icona dell’arte contemporanea made in USA e realizzata con la rivoluzionaria tecnica del dripping, dacendo sgocciolare il colore sulla tela distesa a terra. Alla fine si è giunti alla conclusione che il genio creativo del maestro ha concepito una stratificazione di colori e materiali diversi che hanno richiesto un delicato intervento conservativo: «Abbiamo rilevato quindici diversi tipi di pigmenti – ha spiegato oggi la coordinatrice degli studi Costanza Miliani – tra i quali l’oltremare, il blu e verde ftalo, solfo-seleniuri di cadmio, viridian, bianco di zinco e titanio e una resina alchidica, prodotto per pittura industriale, usata per la prima volta da Pollock per la sua più elevata velocità di polimerizzazione rispetto ai tradizionali leganti ad olio per artisti. Riguardo allo stato di conservazione, la pittura presentava depositi di pulviscolo atmosferico e composti indotti dal degrado chimico di alcune componenti originali, mentre la tela evidenziava deformazioni indotte dal carico del materiale pittorico».

Il Consiglio nazionale delle ricerche ha eseguito una serie di indagini scientifiche fondamentali per procedere al restauro, i cui risultati sono illustrati nell’ambito della mostra Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia, aperta da domani fino al 6 aprile a Venezia, alla Collezione Guggenheim di cui il capolavoro fa parte.

Per arrivare a tale risultato il Molab-Cnr, Laboratorio mobile per indagini non invasive sulle opere d’arte costituito da Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm-Cnr), Istituto nazionale di ottica (Ino-Cnr) e del Centro SMAArt di Perugia, con alcuni importanti interventi nei maggiori musei italiani ed europei al suo attivo, ha messo in campo metodologie ottiche che hanno permesso di acquisire informazioni sulla distribuzione dei materiali e sulla tecnica pittorica dell’artista. In particolare è stata messa a punto una campagna conoscitiva delle opere di Pollock esposte nelle sale del Guggenheim attraverso tecniche spettro-analitiche, per poi approfondire le indagini su Alchimia con il rilievo morfologico con microprofilometria laser della tela dal retro.

Commenti

  • Jackson Pollok

    Mi pare una gran cagata quello che è scritto in questo articolo. Io ho realizzato praticamente tutte le mie opere in questo modo e ciò non è mai stato un segreto per nessuno. E’ vero, il colore pesa e io ne ho sempre messo un sacco sulle tele, che ovviamente si deformavano, ma non ci voleva certo il CNR per capirlo. Piuttosto sarebbe carino svelare il segreto di chi paga (e quanto) questo tipo di indagini stile Topolino-banda bassotti.

  • Michele Barbieri

    Non credo ci volesse il CNR per comprendere la tecnica e la modalità del Dripping di cui Pollok fu il fautore, hanno scoperto l’acqua calda. Complimenti.