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Uomini

«Scherzando dico che l’idea del libro mi è venuta nel 1991. Quello è l’anno in cui vidi per la prima volta sul palco i Ritmo Tribale: una folgorazione. Da allora li ho seguiti con passione, fino al traumatico abbandono di Edda nel 1996». Parla così Elisa Russo, autrice del prezioso volume Uomini (Odoya, 464 pagine, 22 euro), che nel titolo rimanda a uno dei brani più rappresentativi della band milanese («Uomini perché il libro narra le vicende di queste persone, al di là della musica»). Già, perché si tratta della prima biografia dei Ritmo Tribale, che ripercorre – anche attraverso una serie di scatti in bianco e nero – sia la loro storia sia quella della scena artistica nella quale sono nati e cresciuti, approdando ai giorni nostri con la carriera solista di Edda e i Noguru. Ed è proprio all’ex frontman della band, vero e proprio fulcro dell’opera, che l’autrice ritorna con la memoria. «A partire dal 1996, per oltre undici anni non si seppe più nulla di Stefano ”Edda” Rampoldi, ma nel 2008 è ricomparso su Youtube con una serie di clip casalinghi che hanno dato l’incipit alla sua carriera solista con l’amico e coautore Walter Somà e l’etichetta Niegazowana. Da lì è nata anche una bella amicizia tra noi, che è stata una grande spinta a realizzare questo lavoro», spiega Russo, triestina classe ’76, che ricorda come i Ritmo Tribale siano stati una band fondamentale per il rock nazionale, forti di sei album, un ep e una miriade di concerti in Italia e all’estero.

In merito alla ricerca e alla selezione del materiale, l’autrice precisa che «essendo una fan dagli anni Novanta e una grande archivista, ho avuto tutto ciò di cui necessitavo: vinili, cd, giornali dell’epoca, qualche lettera (che ho usato); invece per quanto riguarda la carriera solista di Edda l’avevo seguita in tempo reale, conservando materiale utile. A tutto questo si sono aggiunte cinquanta ore registrate e sbobinate di interviste ai protagonisti del libro: sono loro stessi a raccontarsi in forma diretta». Nasce da qui Uomini, un’opera che contiene interviste frutto di interessanti conversazioni con lo stesso Edda (voce), Andrea Scaglia (voce e chitarra), Andrea Briegel Filipazzi (basso), Fabrizio Rioda (chitarra), Alessandro Marcheschi (batteria), Luca Talia Accardi (tastiere), Alessandro Zerilli (primo bassista dei Ritmo Tribale). Al coro si aggiungono numerosi voci e testimonianze di musicisti, tra cui quelle degli Afterhours (Manuel Agnelli, Xabier Iriondo, Giorgio Prette, Giorgio Ciccarelli), dei Karma (David Moretti) e dei Casino Royale (Alioscia Bisceglia, Ferdinando Masi, Valter Marchesoni), solo per citarne alcuni. E ancora, alcuni contributi di giornalisti e addetti ai lavori, discografici, tecnici del suono, manager, tuttofare.

«Ho voluto anche dare spazio a testimonianze extramusicali: amici, fidanzate, fans», riprende l’autrice, che definisce i Ritmo Tribale «la mia passione, la mia ossessione, il mio gruppo preferito.In quegli anni era tutto più all’arrembaggio, partivi con il furgone per una data e non sapevi che situazione trovavi, non c’era quel passaparola da social network che magari oggi ti fa avere tante coordinate in più. C’era più ingenuità e naturalezza. Tuttavia penso che sia sempre questione di persone e non di epoche. Ho avuto la fortuna di trattare una storia costellata di persone speciali, ma non credo che oggi tra i più giovani non ce ne siano». Quindi il pensiero di Russo va a Rampoldi, per tratteggiarne (su richiesta) un profilo. «Edda è una creatura speciale. È una persona sensibile e fragile da un lato. Dall’altro, però, ha forza e personalità e in questi anni l’ha dimostrato: ci vuole coraggio per distruggersi e poi ricostruirsi da zero e risorgere. Lo dico senza esitazioni: Stefano è una delle persone più belle che ho incontrato nella mia vita».

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