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Carnevale all’alluminio

L’opera di Alessandro Carnevale è un’alchimia, scaturisce da un’inedita tecnica pittorica che feconda il pensiero creativo attraverso la trasformazione dei metalli. Dopo aver disegnato paesaggi su lastre di ferro e acciaio il giovane artista savonese prosegue la sua ricerca Soul of mathery sperimentando l’alluminio. L’archeologia industriale resta lo scenario privilegiato, per trarre non solo ispirazione, ma la materia stessa su cui realizzare i quadri. Nascere in una parte di Liguria segnata dalla presenza di altiforni, gasometri, cokerie o fonderie, significa conservare intimamente il ricordo di quelle fabbriche, il perenne rumore di fondo dei silos, o la sensazione dell’aria striata dai fumi. Oggi molti stabilimenti sono stati chiusi e Carnevale riflette sulle contraddizioni della contemporaneità rappresentando, con vena romantica, un mondo che sta scomparendo; recupera nelle discariche dei rottamatori i brandelli di quei luoghi abbandonati, per farli rivivere e trasfigurare nelle sue visioni . ”Mai come in questo caso il medium è il messaggio – scrive il curatore Gerardo De Simone nel catalogo della mostra Aerugines, relitti post-industriali nella galleria Nuvole volanti di Castelfalfi – l’artista infatti non ha dipinto su supporti tradizionali, come la tela o la tavola, ma è andato alla ricerca di materiali consustanziali agli oggetti rappresentati”.

Nelle pitture su lastre di ferro, come quelle del ciclo Sullo scandalo metallico, la riflessione sull’anima della materia prende forma in paesaggi determinati dalla corrosione della ruggine con tutte le sue policromie. Carnevale ha elaborato una tecnica complessa, disegnando con smalti e usando reagenti che blocchino al momento giusto il processo di ossidazione. Tra la pioggia di scintille durante il taglio delle lastre e l’odore intenso di acidi e metalli, il tempo della lavorazione diventa un modo per ricreare l’ambiente della catena di montaggio nelle acciaierie. «Le strutture archeoindustriali rappresentate inverano sempre una sintassi intimamente armonica – commenta Francesco Maria Fabrocile – tralicci, gru, condutture, tutto di queste fabbriche assume con la sua forma filamentosa e la stesura reticolare un aspetto complessivo di fitta, dodecafonica partitura musicale. Come nel primo Vespignani espressionista, ordine e caos, classico e decadente si rimandano in un contrappunto stilistico che rende ogni lavoro di Carnevale una composizione piena e vissuta».

Con la scelta di sondare anche le possibilità espressive dell’alluminio Carnevale crea atmosfere più fredde, dominate dal bianco e dal nero e attraversate da una luce quasi accecante. L’alluminio permette di curare maggiormente i particolari e, con le sue venature, restituisce un singolare effetto di tridimensionalità.

Nel momento stesso in cui pone dinnanzi alle suggestioni dei suoi panorami, l’opera di Carnevale, senza mai fornire risposte definitive, suggerisce interrogativi sul senso profondo di una realtà industriale in dissolvenza. ”Pensavamo di ricoprire il nostro mondo con architetture scintillanti, smalti e ordigni cristallini: nascondere, smantellare, cancellare – scrive l’artista – invece il mistero, ancora: come sempre la bellezza, contorta, insinua ogni fessura”.

Info: www.alessandrocarnevale.com

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