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Dal nudo all’arte

Man and Mortar è una serie spettacolare di nudi realizzata da due campioni di discipline metropolitane, una sfida alle barriere degli edifici con acrobazie al limite e contro ogni divieto. Abbiamo intervistato Jason Paul ex campione di Parkour e fotografo professionista per scoprire di più del progetto realizzato assieme a Tim Shieff, campione mondiale di Freerunnig e protagonista – nudo – di pose plastiche, corse e acrobazie nella città di Londra.

Jason, come nasce l’idea di Man and Mortar? «Eravamo a Santorini per una gara di Freerunning (disciplina metropolitana vicina al Parkour ma più incentrata sulla spettacolarità delle azioni, ndr) e ispirati dall’arte antica che vedevamo intorno a noi, abbiamo pensato che raccontare quello che facciamo da un punto di vista simile poteva essere interessante. Quindici minuti dopo Tim si lanciava nudo da una chiesa e io iniziavo a scattare foto. Quindi tutto è iniziato come un’idea semiseria e una sfida, per poi trasformarsi in un progetto interessante. Così ho comprato un biglietto per Londra per vedere cos’altro potevamo creare».

Il contrasto tra Parkour o Freerunning e il corpo, fa pensare al contrasto tra la natura (il corpo) e l’artificio (la città), e alla capacità del corpo umano di adattarsi agli ostacoli, in sintesi è una metafora di sopravvivenza urbana. Come hai iniziato a praticare questa disciplina e come è nato il link con la fotografia? «Si sono d’accordo, il contrasto è esattamente quello che descrivi. Sono stato il primo a praticare il Freerunning nella mia città, nessuno fino ad allora aveva mai provato quindi dovevo imparare da solo. Mio padre mi permise di prendere in prestito la su DV Camera, per poter registrare i miei tracciati e confrontarli con quelli online. Poi ho incontrato altri Freerunners e abbiamo iniziato a registrarci a vicenda e a scattare fotografie con la stessa ambizione che avevamo per lo sport».

Quindi cosa fotografi, solitamente? «Azioni e Lifestyle attorno al mondo del Freerunning. Sono un grande sostenitore del Freerunning così porto la mia macchina fotografica con me dovunque questa disciplina mi porti».

Questo progetto strizza l’occhio alla fotografia artistica, ha cambiato qualcosa nel tuo approccio alla fotografia? «È stata la prima volta che ho realizzato una serie di fotografie cui ho guardato con un occhio più artistico. Mi è piaciuto moltissimo e vorrei realizzarne di più, in futuro».

In quanti posti avete scattato e quali sono stati i criteri di scelta? «Abbiamo scattato in quattro location diverse, ognuna con un significato diverso che comportava sfide diverse. Abbiamo pensato che l’architettura brutalista avrebbe creato un contrasto maggiore con la nudità, gli edifici classici londinesi avrebbero quasi fatto apparire Tim come una statua di Michelangelo. La metro era molto interessante perchè è il posto più frequentato dalla gente, il luogo pubblico per eccellenza, in cui la gente poteva immedesimarsi meglio nei panni di chi è nudo in un contesto simile».

Si è trattato di un’azione ”illegale”? Chi vi ha autorizzati? «In realtà più che chiedere il permesso abbiamo chiesto scusa. Specialmente con i massicci controlli delle telecamere installate a Londra, sono rimasto davvero sorpreso dal fatto che non ci siamo cacciati nei guai, cioè: stavamo saltando sugli edifici intorno alle strade più affollate della città e nessuno se ne è accorto».

Il titolo Man and Mortar (Uomo e Malta, ndr), si riferisce al contrasto tra il corpo umano e la solidità degli edifici architettonici? «Certo, siamo convinti che l’essenza delle immagini sia proprio in questo contrasto».

Qual’è il senso della nudità in questo lavoro? «Per me il senso è nel mostrare il corpo nella sua natura, rivelando l’artificio del cemento. Ma non è una cosa negativa, la pelle è così morbida e vulnerabile se la paragoniamo al cemento, ma Tim è forte così come lo vediamo, alla conquista della giungla urbana. Adoro la città e la vita in città, ma credo sia importantissimo ricordare sempre la nostra natura e non rimanere intrappolati nelle gabbie degli edifici e tra i muri che noi stessi abbiamo costruito».

Tu e Tim eravate interessati a ”esaminare il modo in cui nella vita di ogni giorno accettiamo automaticamente – o non notiamo neanche – i nudi delle statue o nei dipinti che ci circondano, mentre la vista di un corpo nudo, negli stessi spazi, può generare disagio o stupore”. Questo suona anche come una provocazione , un messaggio contro la censura e il comune senso del pudore, o no? «Sì, ne abbiamo parlato a lungo durante lo shooting, ma non me ne sono reso conto a pieno, ancora. Mi piacerebbe semplicemente che le persone si sentissero più a proprio agio con il nudo e il sesso, non certo andando in giro nudi o facendo sesso sui tetti, ma semplicemente parlandone e prendendosi un po’ meno sul serio».

Secondo te in Man and Mortar c’è anche qualche elemento erotico? Anche considerando che è molto difficile reperire immagini di nudo maschile, immaginiamo che il pubblico possa rimanere piacevolmente sorpreso dalle pose plastiche e dalla perfezione del corpo in mostra, elementi che giocano anche sul voyeurismo dello spettatore oltre che sullo spettacolo del Freerunning. «Sì, perchè no? Sono fotografie di un uomo nudo che corre sui tetti, potrebbero essere erotiche per qualcuno. Dopo tutto, non sta a me dare definizioni per il lavoro, io e Tim ci siamo solo divertiti a creare qualcosa».

Le fotografie di Man and Mortar sono in vendita per raccogliere fondi a sostegno del progetto dello Chef inglese Jamie Oliver Fifteen, una scuola di ristorazione nata per offrire nuove prospettive a giovani in difficoltà.

 

 

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