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Naiades, sensualità eterea

Candidata per il titolo di fotografo di moda più influente agli Irish Fashion Awards, Lucia O’Connor-McCarthy è giovanissima, molto affermata e ha una passione per le avventure acquatiche e la filosofia. Il suo lavoro è stato notato dal celebre fotografo inglese Rankin, che l’ha invitata nella sua galleria personale per esporre nella collettiva dei talenti più promettenti della fotografia di moda.

Filosofia e arte, è un’associazione poco consueta per un fotografo, oppure no?
«Penso che l’associazione tra filosofia e arte sia quasi naturale. La filosofia è un processo del pensiero e l’arte è un processo o un prodotto del pensiero. Perciò per certi versi sono la stessa cosa».

Quand’è che la fotografia è entrata nella tua vita?
«Come capita a molti, durante la crescita ho sempre cercato di esprimere me stessa in molti modi, desiderare di creare immagini mi è sembrata la cosa più naturale. Sono stata particolarmente incoraggiata dalla mia famiglia e in particolare da mio padre, che ha studiato arte a Goldsmiths. Quando avevo 16 anni all’incirca ho scelto la fotografia come materia di studio alle scuole superiori, il mio interesse da quel momento in poi è cresciuto. Con l’inizio dell’università mi fu regalata una bellissima macchina fotografica e da quel momento non ho mai smesso di fotografare e sperimentare. Mentre ero all’università la fotografia diventò un punto di focalizzazione talmente forte nelle mie attività, che farlo a un livello professionale mi sembrò la cosa più giusta».

Siamo molto curiosi del tuo lavoro, Naiades. Ultimamente si vedono molti progetti fotografici scattati sott’acqua, Naiadi sorprende per la qualità pittorica delle immagini, i colori vividi e la sensualità innata. Come è nato?
«Ho sempre amato l’acqua. Nuoto da quando avevo 11 anni. Quando ho finito la scuola secondaria, ho preso un anno sabbatico e ho preso il brevetto di immersioni, mi sembrava naturale combinare l’acqua e la fotografia – l’opportunità di farlo arrivò quando ero in Grecia nell’isola di Spetses, con una cara amica e la sua famiglia. Le chiesi di prendere in prestito la macchina fotografica di sua madre e incominciai a scattare foto dei miei amici nell’acqua, sua sorella e sua cugina si unirono al set e così è nata la serie Naiades».

Naiadi è un lavoro lontano dal mondo della moda, che dichiari essere la tua professione, stai forse virando verso l’arte?
«Considero la moda qualcosa di secondario. Mi piacciono i bei vestiti e apprezzo sempre i capi ben disegnati ma in realtà per me, innanzitutto e soprattutto, è una questione di persone e di location. Mi piace la sensazione di sentirmi connessa ad un ambiente, piuttosto che creare qualcosa in maniera casuale. Mi piace ristabilire dei collegamenti tra la natura e le cose. Mi piacciono le immagini con una narrativa e le serie che raccontano storie. La moda permette di mantenere questo senso della narrazione, anche se in fotografia le narrazioni sono rappresentate da altri generi come documentari o matrimoni. Mi piace creare personaggi ed ambienti, anche se generalmente nel mio lavoro quotidiano direi che non è cosa facile e ci sono meccanismi sottili. Con la serie Naiades però, ho veramente goduto il senso di un punto di vista più fantasioso. L’idea di avere bellissime donne fluttuanti nell’acqua è meravigliosa, secondo me, sono sicura che chiunque abbia visto la Sirenetta sarà d’accordo. Nella mitologia greca le Naiadi sono le ninfe dei corsi d’acqua. Nonostante le mie immagini siano state scattate nel mare. Perciò, per rispondere alla tua domanda, non sono sicura che il mio lavoro con le immagini stia evolvendo verso qualcosa di più artistico, penso che il lavoro di un artista sia continuamente in evoluzione, e che sia importante darsi del tempo per lavorare sui progetti personali che realizzi con passione e creatività. Credo che i miei progetti personali influenzeranno sempre il resto del mio lavoro».

Hai un nuovo progetto in arrivo?
«Mi sto concentrando molto sul ritratto e ho realizzato i nuovi shooting con dei bellissimi volti».

Come costruisci le tue storie?

«Come dicevo prima, non mi piace scattare un’ idea in maniera casuale, disconnessa, modalità che spesso viene erroneamente attribuita alla moda. Mi sembra che molte persone associno alla moda qualcosa di vuoto. Io non credo sia così, non lavoro così. Mi piace cercare bellissime location, spesso in esterna, il mare, un campo, posso creare un personaggio che ha vita propria con la modella, inoltre non penso mai di stare scattando una modella, voglio credere ad una storia contenuta nelle immagini. Per cui ci sono molti modi in cui comincia la costruzione i una storia, a volte mi trovo davanti a bellissimi uomini e donne e qualcosa in loro mi fa ricordare di qualcos’altro, o li guardo in faccia e mi viene in mente un’idea che sarebbe bellissimo realizzare insieme. Altre volte, trovo bellissime location che mi ispireranno a creare qualcosa in loco. Oppure, per i magazine, in generale lavoro sui trend della stagione perciò ragiono attorno ad un concept, alla ricerca di una location e di una modella che diano vita alla mia idea».

Da quali fotografi del passato o del presente ti senti più ispirata?
«Ce ne sono tanti, ma generalmente guardo più a fotografi che vengono dall’arte, piuttosto che dal fashion. Mi piacciono molto Sarah Moon, Paolo Roversi, David Hamilton, Sally Mann. Lavori meravigliosi di natura quasi pittorica».

Il tuo sogno più grande?
«Continuare a divertirmi».