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Arte e vino

L’arte e il vino sono due attitudini che accompagnano la storia dell’uomo sin dalle sue origini. La creatività è la caratteristica che accomuna da sempre il bisogno di comunicare puntando sulla bellezza e il bisogno di bere nobilitando il gusto. Questa storia costellata di suggestioni e di artigianalità trova oggi un teatro autorevole in molte vigne italiane. Luoghi dove non si ha cura solo per il gusto e per l’olfatto, ma anche per tante altre esperienze dello spirito. E l’Umbria in Italia è uno splendido esempio di questo affascinante connubio. Molte grandi cantine si sono accreditate non solo come centri di produzione di vini pregiati, ma anche come motore di arte e cultura. Nella zona di Montefalco, patria del Sagrantino, molti produttori hanno intuito da tempo l’importanza di raccontare la storia del territorio unendo, nello stesso calice, le suggestioni dell’arte al piacere del buon vino. È il caso, ad esempio, della Tenuta Castelbuono, proprietà della famiglia Lunelli, che ha fatto della cantina un tempio della bellezza, intitolato il Carapace, progettato, non a caso, da Arnaldo Pomodoro, o delle cantine Arnaldo Caprai, un nome leggendario della cultura vinicola nazionale, che hanno affiancato il proprio brand alla valorizzazione di importanti progetti storico-artistici nella regione. Ma passeggiare tra i filari di vite in queste terre significa calarsi in un mondo tempestato di stimoli, nascosti, spesso, anche tra le botti di una piccola cantina, magari a conduzione familiare: la realtà è che da queste parti la sensibilità artistica alimenta lo spirito della comunità così come la linfa lo fa con il nerboruto fusto delle piante di vite.

In concomitanza con l’inizio della vendemmia, quest’anno si è svolta proprio a Montefalco la 35esima edizione di Enologica (19-21 settembre), la rassegna dedicata alla valorizzazione del Sagrantino e dei suoi più autorevoli produttori, organizzata dal Consorzio Tutela dei vini di Montefalco, un ente che nel suo stesso status giuridico rivela la progettualità e la lungimiranza di questa territorialità, sintetizzabili nel motto ”l’unione fa la forza”. Una filosofia che ha permesso a un’intera filiera imprenditoriale ”illuminata” di dimostrare e implementare le proprie potenzialità. E gli esempi non mancano.

IL CARAPACE
Questo monumento del vino Sagrantino ha una committenza e una firma d’autore. L’intuizione è stata della famiglia Lunelli, storica produttrice del Ferrari e, dai primi anni del Duemila, anche del Sagrantino. L’estro creativo è stato affidato, invece, al maestro Pomodoro, che dopo aver stabilito la giusta empatia con il territorio, ha concepito, disegnato e realizzato una delle cantine più belle del pianeta, un’opera mastodontica ricca di riferimenti alla morfologia e al misticismo di questa zona. Si tratta di una struttura che ripete i tratti di un carapace di tartaruga, animale longevo e lento, proprio come il vino che vi si produce. Ogni dettaglio di questa complessa architettura è un trionfo di genialità artistica: dalla copertura in rame che la mimetizza con il colore della terra, alla scultorea scala a spirale che scende nel cuore della barricaia, fino al tema del dardo, che ricorre in molti particolari, dai soffitti alle cavità per l’installazione delle luci nella pancia della cantina, fino all’imponente scultura rossa che si conficca nel terreno poco distante dal Carapace. Ogni traiettoria dello sguardo si intreccia con un perfetto abbinamento tra la bellezza delle linee e la funzionalità dell’azienda produttiva.

MODA E STORIA
Anche a casa Caprai, o meglio Caprai-Cruciani, la creatività e il vino sono legati indissolubilmente. La famiglia è conosciuta non solo per il marchio vinicolo, ma anche per quello tessile, specializzato in accessori e, da qualche anno, diventato un cult a livello mondiale per la nuova linea di braccialetti di lusso, finiti al polso, tra gli altri, di molti protagonisti del jet set. L’ingresso della cantina, già di per sé, comunica un’idea di autorevolezza. La stessa che si percepisce al gusto, quando si assaggia la loro linea di Sagrantino. E la stessa, infine, che si nota osservando l’impegno nella tutela dell’eredità artistica della regione. Un compito che i Caprai hanno svolto anche recentemente, forti del loro radicamento, recuperando un reperto storico dal valore simbolico molto importante per Montefalco e per l’Umbria intera. Si tratta di una lettera del celebre artista Benozzo Gozzoli, scritta nel 1452, nella quale il pittore comunicava al signore Brancacci Fiorentino di Firenze la sua rinuncia a un incarico nella città toscana per poter terminare a Montefalco il suo ciclo di affreschi con le storie della vita di San Francesco. Un’opera monumentale, oggi conservata in quello che è diventato il museo comunale di San Francesco, divisa in dodici scene disposte su tre registri.

ETICHETTE POETICHE
Dall’affresco alla letteratura, da Montefalco a Giano, pochi chilometri dividono il vitale borgo medievale dal cuore della campagna. Una campagna ordinata e pulita, dove la mano dell’uomo sembra essersi insinuata con garbo e rispetto per la natura. E dove anche cantine più raccolte producono Sagrantino di alta qualità e promuovono affascinanti suggestioni creative. È il caso della cantina Moretti Omero, che da anni è diventata un’interfaccia culturale dinamica per molti giovani letterati umbri. A loro sono rivolti infatti i concorsi di poesia (l’ultimo sarà indetto il prossimo anno) destinati alla selezione dei versi da stampare sulle etichette delle bottiglie destinate ai mercati italiani e internazionali.

STREET ART E TRADIZIONE
C’è poi invece chi ha fatto della sperimentazione e dell’innovazione una filosofia produttiva. Nelle cantine Di Filippo si è deciso di ritornare alle origini, seppur con uno sguardo alla contemporaneità. Il Sagrantino di questa cantina è autentico e rispecchia le modalità di lavorazione che l’azienda sta introducendo gradualmente nella coltivazione del vigneto. Ciò che contraddistingue questo vino, infatti, è ciò che c’è alla sua base, cioé l’agricoltura biodinamica, basata sul rispetto totale dell’ecosistema in linea con il pensiero steineriano: cavalli al posto dei trattori, uccelli al posto degli insetticidi, osservazione delle fasi lunari per stabilire l’agenda delle colture. La stessa mentalità si è travasata nella produzione artistica commissionata dall’azienda. E quale forma d’arte più tradizionale e autentica del disegno su un muro? Non a caso i Di Filippo hanno scelto lo street artist ComeAchille, originario di Foligno, per disegnare alcune pareti delle botti in cemento. Le stesse botti che si usavano una volta e che la cantina Di Filippo conserva e continua a utilizzare. Gli interni dei locali di questo ”laboratorio vinicolo” sono ricchi di illustrazioni, quadri, pubblicazioni. Tutto in linea con una comunicazione vivace, colorata e impegnata nel sociale.

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Foto Camilla Mozzetti
Info: www.consorziomontefalco.it

Commenti

  • Lorenzo

    Bevagna – PG “Gioello di Italia” ecco il posto dove si trova il Carapace di Pomodoro e la strada delle sculture.