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Galleria Borghese senza climatizzazione, l’appello al ministro

La Galleria Borghese è uno tra i dieci musei più visitati d’Italia. Nelle sue sale albergano opere del Caravaggio, del Bernini, di Tiziano e di molti altri grandi maestri, dal Rinascimento al periodo Neoclassico. Eppure, come denuncia il magazine di approfondimento economico www.startmag.it, da maggio scorso l’impianto di climatizzazione risulta guasto. Un’estate intera in cui non solo i visitatori hanno dovuto sopportare il disagio, ma in cui anche le opere hanno rischiato un deterioramento precoce, per via dell’areazione assente e del mancato controllo della temperatura in rapporto alle persone presenti nei locali della Galleria. In un editoriale il magazine online ha espresso le sue perplessità al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: ”Dopo la Cappella Sistina che da qualche giorno rivive di nuova luce sarà la volta della Galleria Borghese? Quanto altro tempo si dovrà aspettare per un nuovo impianto di climatizzazione per il nono museo italiano per numero di visite, che frutta all’Italia 3 milioni di euro all’anno?”. E, in vista dell’inverno, il magazine aggiunge: ”Sappiamo bene i danni che provoca l’umidità, che è il maggior nemico di questo genere di capolavori, ma non sappiamo ancora quale tempistica le istituzioni interessate hanno messo o metteranno in campo. Confidiamo nell’attivismo del ministro, che in questi primi mesi di mandato avrà sicuramente affrontato il tema con i tecnici e gli incaricati del Mibact sulla questione. È urgente dare una risposta e dimostrare solerzia nel risolvere un problema che riguarda uno dei simboli dell’arte italiana, una meta che tutto il mondo ci invidia, situata in uno dei posti più belli di Roma».

Una delle ultime volte che il Mibact si è occupato della Galleria Borghese è stato quando, a febbraio, l’associazione mecenati della Galleria Borghese, la charity presieduta da Maite Bulgari impegnata nel supporto finanziario alla Galleria, aveva organizzato all’interno dello spazio una cena di raccolta fondi. In quell’occasione si era aperto un dibattito sull’opportunità di questo genere di eventi (autorizzati dalla legge Ronchey) e il ministero, a seguito di presunti danneggiamenti alle opere, aveva aperto un’indagine, finita poi in un nulla di fatto. Ma quell’occasione si era rivelata comunque utile ad aprire un dibattito sulla necessità per queste strutture di rastrellare fondi, in vari modi, per sostenersi. Un’esigenza ribadita, proprio in quei giorni, anche da Anna Coliva, direttrice della Galleria.

Oggi il ministro è cambiato. La riforma della cultura è andata in porto e molti strumenti legislativi sono stati introdotti per facilitare gli interventi di manutenzione e valorizzazione del patrimonio artistico culturale (sia pubblici che privati). La Galleria Borghese in questo momento ne ha davvero bisogno. C’è da augurarsi che questo appello non rimanga inascoltato.

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