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Riapre la Domus aurea

«Finalmente comincerò ad abitare come un uomo!» esclamò l’imperatore Nerone quando si insediò nella Domus aurea, la sontuosa villa nel cuore di Roma, edificata all’indomani del devastante incendio del 64 d.C. e finalmente ora restituita alla visione del pubblico. I visitatori potranno ammirare quella parte della reggia che fu destinata alla funzione di rappresentanza, fortemente voluta dal controverso imperatore romano e concepita sul Colle Oppio dagli architetti Severo e Celere. La riapertura risponde a una mirabile scelta di partecipazione di tutta la cittadinanza ai complessi lavori del Progetto Domus aurea: le attività di consolidamento e restauro proseguono durante i giorni in mezzo alla settimana e il pubblico potrà accedere solo nel weekend, con visite guidate e su prenotazione, ossia quando il cantiere non è operativo.

«L’apertura della Domus aurea è frutto di un lavoro tenace e silenzioso – ha detto il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini – un modo per restituire ai romani e al mondo la possibilità di godere di un sito archeologico straordinario e renderli partecipi del suo recupero». La residenza ad otium di Nerone fu oggetto di un’ implacabile damnatio memoriae dai parte dei suoi successori. L’imperatore Traiano svuotò dapprima i saloni dei pregiati rivestimenti e delle sculture, molte delle quali provenienti dai tesori saccheggiati nelle città d’oriente, per poi decidere di insabbiare l’intera residenza sul Colle Oppio e costruirci sopra le Terme. Anche il panorama della Domus aurea, che affacciava sulla valle antistante e costituiva il vanto di Nerone coi suoi ospiti, fu del tutto cancellato in seguito alla costruzione del Colosseo. Per un arguto scherzo della storia bisogna dire grazie proprio a Traiano se ai nostri giorni possiamo visitare un simile tesoro dell’architettura antica, visto che si è conservato proprio per merito della terra con cui l’imperatore lo ricoprì. Guidati dagli archeologi della Soprintendenza i visitatori possono rivivere la storia di un monumento grandioso, attraverso un percorso articolato in quindici tappe, che va dall’ala orientale a quella occidentale e rende conto dei difficoltosi lavori di risanamento dell’area, fortemente messa a rischio dalle infiltrazioni di umidità provenienti dal soprastante Colle Oppio. Attualmente si tratta di un monumento ipogeo, ma per goderlo appieno è necessario calarsi pienamente nella storia antica, immaginando invece una grandiosa residenza imperiale inondata dalla luce, circondata da vigneti pascoli e boschi, con spazi interni cangianti per il riflesso di avorio e marmi provenienti da Grecia e Asia minore e con una sequenza di sale mozzafiato riservate agli ospiti di Nerone, impreziosite con cascate di petali di rose e soprattutto dagli affreschi del pittore Fabullo. Nel corso della visita si notano sulle pareti gli autografi di grandi maestri della pittura rinascimentale appassionati di antichità, come Pinturicchio, Raffaello o Ghirlandaio, che si calarono in quelle che ritenevano essere delle grotte e trassero feconda ispirazione dai dipinti delle cosiddette ”grottesche”.

Il soprintendente Maria Rosaria Barbera ha prospettato che i lavori per recuperare il giardino e scongiurare le dannose infiltrazioni saranno conclusi solo rispettando un cronoprogramma di quattro anni per 31 milioni di euro. È qui che si inserisce con lungimiranza l’idea di appellarsi all’applicazione del decreto Art bonus, da poco varato dal ministro Franceschini, che concede consistenti sgravi fiscali a quei donatori illuminati che vorranno contribuire alla manutenzione, alla protezione e al restauro di beni culturali pubblici. Sky Arte manderà in onda il primo novembre Domus aurea- Il sogno di Nerone, il documentario che racconta al contempo la storia del monumento e del cantiere in corso; per sostenere gli ambiziosi obiettivi della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ha realizzato anche lo spot della campagna di promozione del progetto di crowdfunfìdig, per raccogliere finanziamenti che si affianchino e si integrino, in maniera mirata, a quelli pubblici. «Si tratta di un lavoro che non serve solo agli italiani e allo Stato, ma all’intera umanità – ha concluso Franceschini – perché, come ricorda l’Onu, siamo tutti possessori pro tempore di beni culturali, che appartengono invece all’intera umanità. Fate come e più di Sky – ha concluso il ministro – non c’è che l’ imbarazzo della scelta per aiutare la cultura italiana a valorizzare il suo grande patrimonio».

Info: www.archeoroma.beniculturali.it

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