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La Fondation Louis Vuitton

C’è qualche cosa nel modo di creare di Frank Gehry che ricorda lo scultore e maestro Antonio Canova, un modo di procedere che parte dalla stesura, quasi fulminea, del disegno dell’opera, momento in cui vengono liberamente tradotti tutti i pensieri su carta. Fase intima tra il creatore e la sua creazione. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a immagini che possono sembrare prive di consistenza ma determinate nella propria essenza, cariche di una potenzialità creativa tanto più risultano indefinite. Un primo getto istintivo delle elaborazioni mentali di colui che qualcuno ha definito come il padre della decostruzione poststrutturalista, seguito poi dalla traduzione di questi schizzi in bozzetti, per l’architetto modelli in cartoncino o in legno, il cui confronto tra materiali aiuterà a indirizzare le scelte finali. Una volta accertata la forma definitiva, inizia la fase esecutiva che dalle mani dell’autore passa, come succedeva anche per lo scultore neoclassico, a quelle dello studio.

La nuova fondazione Louis Vuitton ha la classica configurazione tutta onde, angoli e curve cara al suo progettista, l’archistar canadese. In questa occasione Gehry trae forse ispirazione dal contesto e dalla tradizione parigina, citando le grandi costruzioni ad ampia vetrata che nella città risalgono ai tempi del Grand palace o persino all’audacia della Sainte chapelle. Una nuvola in vetro, o ancora parti della corazza di un rettile, oppure vele piegate sotto la forza dei venti. Questo e molto altro può vedersi, come in una tavola di Rorscharch, nell’apparire della nuova fondazione Louis Vuitton. Il gruppo LVMH aveva già annunciato prima dell’estate l’apertura parigina per lunedì 27 ottobre, in concomitanza con la prima grande retrospettiva europea che il Centre Pompidou dedica proprio a Gehry e una prima esibizione che vedrà come protagonista il celebre maestro della luce Olafur Eliasson. Legno e vetro sono i materiali prediletti per un edificio che ha lo scopo di integrarsi, riflettersi e nascondersi nella ricca vegetazione del Jardin d’acclimatation, a nord del Bois de Boulogne, e dalla cui terrazza si potrà godere di un’inedita vista panoramica su Parigi. Un’impresa di contemporaneo mecenatismo, utile al business in una città da 20 milioni di turisti l’anno, dove avvengono le sfilate più importanti e dove la centralità dell’arte cresce di conseguenza, grazie anche all’aiuto di opere private. Una scenografica location destinata a ospitare la collezione d’arte e produrre mostre temporanee dedicate ai secoli Ventesimo e Ventunesimo, offrendo nel suo auditorium modulabile eventi culturali a 360 gradi. Nata per sostenere e promuovere la creazione artistica contemporanea francese e internazionale, la fondazione sarà un ulteriore vanto per il gruppo del lusso e per Bernard Arnauld, committente dell’opera che già da tempo collabora con artisti di fama internazionale. Info: www.fondationlouisvuitton.fr

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