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Open Museum Open City

Tabula rasa: questo è il concetto portante di Open Museum Open City, il grande progetto espositivo che per sei settimane occuperà tutti gli spazi del museo dedicato alle arti del XXI secolo. Questa mattina alla presenza della stampa, il presidente della fondazione Maxxi Giovanna Melandri e il curatore Hou Hanru, hanno descritto al pubblico le modalità di una mostra che vuole essere in prima istanza una cesura per la struttura museale ideata dall’architetto Zaha Hadid. Open Museum Open City rappresenta un percorso sonoro che si dirama attraverso la labirintica struttura di cemento che assume connotati inaspettati nelle molteplici installazioni site specific ideate dagli artisti coinvolti nel progetto.

Justin Bennet, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean Baptiste Ganne, Ryoji Ikeda, Haroon Mirza, Philippe Rahm e RAM radioartemobile, sono i protagonisti di un itinerario sonoro che vuole narrare l’essenza dell’universo, nelle remote sfaccettature invisibili allo sguardo. Artefici di suoni e costruttori di immagini sonore, gli artisti di Open Museum Open City, indagano il reale nella dissoluzione della materia a vantaggio di un’opera d’arte totalizzante dove l’ascolto diviene il medium d’elezione per scavare all’interno degli spazi museali, alla ricerca di una percezione estetica in cui l’elemento visivo cede il passo a un’intimità sensoriale.

Lo spettatore è il vero protagonista di questa formula estetica, ogni installazione avvolge il pubblico in modo completo divenendo un’estensione temporanea del suono che a sua volta incorpora l’ambiente circostante rendendo lo spazio un elemento assoluto, non solo la mera superficie bidimensionale dove poter appendere un quadro. Il Maxxi diviene dunque il contenitore aperto di forme espressive sperimentali dove si manifesta l’esigenza di condividere con la città esperienze estetiche e culturali frutto di risorse creative che celebrano la necessità di costruire, secondo le parole di Hou Hanru, un nuovo foro Romano. Open Museum Open City coinvolgerà fino al prossimo 30 novembre più di 40 artisti che si cimenteranno in performance, letture, incontri pubblici, conferenze, dibattiti e narrazioni. Ogni giorno, a partire dalle 15, il museo ospiterà molteplici manifestazioni, si comincia il 24 ottobre con l’incontro degli artisti che narrano le loro installazioni e con una performance intitolata Superficie Sonore a cura di Giuseppe Tillieci e Donato Scaramuzzi che porteranno al Maxxi le composizioni di Rabih Beaini, Charles Cohen, Donato Dozzy e Neel.

Una nuova visione dell’istituzione museale coadiuvata da una ricerca attenta di inedite configurazioni estetiche ed espressive, l’auspicio è che questa apertura del Maxxi verso la città rappresenti l’incipit per parlare e per diffondere la cultura del contemporaneo, cercando di coinvolgere fasce generazionali differenti che finora sono rimaste lontane, per demeriti istituzionali, da una proposta culturale che spesso è poco sensibile al coinvolgimento effettivo del pubblico.

Fino al 30 novembre, Maxxi, via Guido Reni 4a, Roma; info: http://openmuseumopencity.it

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