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Ceretto, sommelier d’arte

Nella piccola ma produttiva zona delle langhe piemontesi la famiglia Ceretto riesce ad abbinare valori e sapori della tradizione alla creatività di esponenti internazionali. Dal secolo scorso l’azienda Ceretto produce vini di qualità e ha creato un circolo di artisti che anima le sue vigne con opere ormai parte del paesaggio. Roberta Ceretto, nipote del fondatore, ci ha parlato di come la sua famiglia sia riuscita, grazie al vino e all’amore per le proprie terre, a conoscere l’arte, apprezzandone le qualità e le varie sfaccettature, come un sommelier sa coglierle in un vino.

Qual è la storia della famiglia Ceretto? come è nata la passione per l’arte?
«Tutto inizia con il desiderio di creare qualcosa di bello oltre che buono: etichette disegnate da architetti, designer che ci hanno coinvolto nelle loro conoscenze. Nel 1996 ospitammo David Tremlett, che collaborava con una galleria locale. Si creò una solida amicizia e David ricambiò la nostra generosità presentandoci Sol LeWitt, con cui è nato il primo progetto. Iniziammo a collezionare opere ed esperienze con gli artisti: l’arte era un modo per comunicare vini e territorio e per offrire cultura moderna a una terra tradizionale.

Come selezionate un artista, un’opera d’arte?
«L’unico criterio che applichiamo è ospitare l’artista sulle nostre colline per fargli scoprire il territorio, trasformandolo in ambasciatore delle langhe e dei suoi prodotti».

Come vengono accolte le vostre iniziative?
«La piccola chiesa di LeWitt e Tremlett è stata dirompente: un oggetto colorato in un territorio dalle radici e tradizioni così forti. Il 50% delle persone si chiedeva cosa fosse; il resto lo ha adorato. È tra i posti più visitati e ci segnalano qualsiasi intervento di manutenzione. È stata letteralmente adottata dal territorio. Anche l’affresco di Francesco Clemente, nel ristorante ad Alba, ha grande successo e molti chiedono di poterlo ammirare senza nemmeno assaggiare i piatti dello chef (Enrico Crippa). La città di Alba ci ha dato un coro barocco bellissimo dove poter invitare artisti e realizzare mostre. Il pubblico è diverso da quello cui siamo abituati: non appassionati di vino ma persone che vengono a cercare l’arte, attraverso cui scoprono le nostre zone. Ci divertiamo e farlo insieme alla città in cui viviamo è ancora meglio, è un bene reciproco.

Mi parli della mostra in corso, Der Rhein di Anselm Kiefer.
Era un nostro piccolo sogno collaborare con Kiefer ed è stato Bill Katz, amico e appassionato d’arte, a dirci che aveva accettato. Conosceva il coro e i suoi limiti ma lo incuriosiva. Gli artisti sanno che non siamo “professionisti” ma capiscono il messaggio: portare l’arte contemporanea in un ambiente non classico, renderla più “popolare” e fruibile. Ci ha proposto di rappresentare il fluire del fiume Reno, ricorrente nella sua pittura. Ha occupato tutto lo spazio: il coro è lungo 13m, le opere 12. Una linea maginot separa la Germania, i quattro quadri di destra, caratterizzati da una pittura cupa, forte, da tratti scuri, dalla Francia, a sinistra, quattro opere eteree, bianche, chiare. Siamo già a mille persone a settimana. È questo che ci spinge a continuare.

Si può abbinare un vino a un’opera d’arte?
«Assolutamente. Il vino è legato alle emozioni, a ciò che porta alla creazione di un’opera. Per questa mostra sceglierei un barolo, vino solido, introspettivo. Il barolo non è immediato, comprensibile, richiede riflessioni, come le opere di Kiefer. Il vino per noi è un mezzo di coinvolgimento e comunicazione con gli artisti e questo è il motivo per cui amiamo l’arte: perché permette di avvicinare due mondi che non sono poi cosi distanti».

Fino al 9 novembre, Der Rhein/ Il Reno, Coro della Maddalena, Via Vittorio Emanuele II, 19, Alba; info: www.ceretto.it

 

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