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Lo sguardo di Escher

E se il buongiorno si vede dal mattino, con una conferenza stampa seguita da molti costretti per terra per mancanza di sedie nel cortile del Chiostro del Bramante, appena restaurato, il sole torna a splendere con la visita ad Escher, la mostra aperta al pubblico dal 20 settembre al 22 febbraio 2015.

Dopo il 2005 con Nell’occhio di Escher ai Musei Capitolini a cura di Federica Pirani e Bert Treffers e L’arte del puzzle e il puzzle nell’arte curata nel 2008 da Federico Giudiceandrea all’Auditorium Parco della Musica, il grande incisore olandese torna oggi a Roma a cura di Marco Bussagli. «Un percorso espositivo dinamico e interattivo per entrare nel profondo di Escher dalla porta principale» spiega il curatore, con oltre 150 opere, tra cui i più noti capolavori come Mano con sfera riflettente, Giorno e notte, Altro mondo II e Casa di scale, affiancate da artisti di grande rilievo come Marcel Duchamp, Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Luca Maria Patella. Un’antologica interamente dedicata a questo artista-intellettuale che nella sua produzione composta da disegni, acquarelli, xilografie, litografie e mezzetinte si è misurato con i concetti di tempo ed eternità per raccontare un mondo fatto di spazi reali e virtuali, inganni e prospettive estreme stravolte dai paradossi della logica. A lui si rifanno artisti come Victor Vasarely, Lucio Saffaro e Oscar Reutersvard, ognuno deciso a sviluppare un filone della poetica escheriana che in Kolo Moser, artista della Secessione viennese, può riconoscere un precursore del metodo della tassellatura, come sottolinea Bussagli. L’Italia che ha influito sullo sguardo di Escher estasiato dalla bellezza del paesaggio che si rivela ai suoi occhi per la regolarità dei suoi volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica dei suoi borghi, è per lui anche luogo di approfondimento culturale. A Roma conosce Goedefridus Johannes Hoogewerff, Adolfo Venturi di cui diviene allievo, e a Federico Hermaninn deve nel 1926 la sua mostra romana. Capace di giocare con i linguaggi artistici del presente e del passato, in Escher si legge un’attenzione alla pittura medievale e rinascimentale, al lavoro di Giambattista Piranesi, agli esiti simbolisti, divisionisti, futuristi, art nouveau, cubisti e surrealisti filtrati dalla sua creatività e sensibilità. Ma sono diversi anche i campi d’indagine che si rintracciano nella sua opere oltre alla geometria e alla matematica, la cristallografia che lo conduce ai suoi oggetti impossibili, fino alle ricerche della Gestalt. Uno stile ricco di rimandi e citazioni, come i pesci volanti, i draghi o i pipistrelli di Brueghel e Bosch, spesso considerato poco artistico e privo di significati allegorici e simbolici, ma che questa mostra si appresta invece a rivelare.

Dal 20 settembre al 22 febbraio 2015, Chiostro del Bramante, via Arco della pace 5, Roma; info: www.chiostrodelbramante.it

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