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La ragazza del muretto

«Tu, tenera e unica, tu spersa e sola, tu strana come gli angeli, che danzi negli oceani più profondi, ti rigiri nell’acqua, sei come un sogno». Sfogliando le pagine di Le muret (Eris edizioni, 192 pagine, 17 euro), la graphic novel disegnata da Pierre Bailly e scritta da Céline Fraipont – una brillante coppia di autori belgi nota soprattutto per aver lavorato alla serie per bambini Petit poilu – il sottofondo ideale è quello del brano Just like heaven dei Cure, che è stato il primo successo della band di Robert Smith negli Stati Uniti, dove nel 1988 ha raggiunto la quarantesima posizione della classifica Billboard. Un anno, il 1988, e un paese, il Belgio, dove è ambientata la storia di Rosie, protagonista del volume – forte e poetico – in bianco e nero. Il muretto presenta la vita di questa tredicenne che si trascina ogni mattina fino a scuola e sempre più spesso non entra. Preferisce tornarsene a casa e rimanere in silenzio per ore, ad ascoltare Mano Negra e Bauhaus tra i poster dei Crass e dello stesso Smith, conscia dell’inquietudine che accompagna il mutamento della sua identità.

Già, perché Le muret rappresenta il ritratto di una vita dove la solitudine è sinonimo di quotidianità – Rosie non ha mai accanto a sé i suoi genitori: la madre ha seguito all’estero un altro uomo e il padre lavora fuori città per lunghi periodi – e l’incertezza è una costante («Sono spaventata da morire e sono invasa da cattivi pensieri da cui non riesco a liberarmi», riflette la giovanissima). Dunque le giornate trascorrono tutte uguali, un copia e incolla dal quale è difficile uscire e dove Rosie prova a calcolare la distanza tra le proprie esigenze e il mondo che la aspetta. Ciò nonostante la solitudine non fa per lei – «Le mie quattro regole della sera: chiudere bene le tende per non vedere il baratro nero fuori, controllare la chiusura delle porte, lasciare la luce accesa, addormentarmi sempre davanti alla tv per non sentire i rumori della casa» – e, spaventata, cerca di trovare conforto nella sua migliore amica, Nath, che frequenta quasi quotidianamente e con la quale trascorre il tempo fumando e dilettandosi ai videogiochi. «Ti prego, ascoltami. Ascoltami bene almeno una volta. È un mondo diverso che voglio, altro che storie, senza né despoti né preti. Più giusto e libero se vuoi, dove abbracciare il sole, il mare, la terra, l’amore. Quanto ti manca l’amore?», potrebbe essere questo – estratto del brano Direzioni diverse del Teatro degli orrori – il pensiero, quasi un urlo interiore, che Rosie suggerisce all’amica. E quando le chiede di fare un giuramento («giurami che faremo sempre delle montagnole di sassi insieme, come quando avevamo sette anni») riceve un abbraccio e una promessa che valgono più di mille parole. Perché oltre la musica, i dischi, c’è un modo diverso di vivere. Un mondo dove si deve, necessariamente, andare avanti.
Info: www.erisedizioni.org

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