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Street art attack

Chi ama l’arte, quella contemporanea in particolare, deve dotarsi di una buona dose di curiosità da tradurre in ricerca attiva continua. La natura pop della street art rompe lo schema, probabilmente anche a causa della sottile vena antidemocratica ereditata dal graffiti writing. L’arte di strada infatti si impone prepotentemente sul tessuto urbano, lo spettatore non sceglie di andarla a vedere in un museo, ci si imbatte senza volerlo dietro l’angolo. Questa violenza culturale obbliga a una riflessione artistica, spesso involontaria, che si insinua nelle strade della città. È questa forse la sua maggiore potenza, l’impatto immediato capace di provocare una reazione, non necessariamente positiva, in chi accidentalmente la osserva.

La funzione socio-culturale della street art si rinviene oggi in diverse realtà metropolitane. A Roma il fenomeno è tutt’altro che assente. L’artista David Vecchiato, aka Diavù, ha intuito il messaggio e nel 2010 ha dato vita a Muro (acronimo per Museo urban art roma, con l’obiettivo di risvegliare la coscienza degli abitanti del Quadraro. «Il progetto è nato con l’intento di trasformare le strade della città in percorsi di un museo all’aperto di arte contemporanea – spiega Diavù – volevo creare una relazione forte tra le opere di urban art e le persone del quartiere per restituire ai cittadini la consapevolezza che gli spazi urbani sono un bene di tutti». Non si tratta dunque di interventi puramente estetici, ma di un processo di sensibilizzazione che ha creato un particolare legame tra residenti e territorio.

Dal primo murale L’arte feconda il Quadraro, manifesto del progetto, sono giunti artisti da tutto il mondo per lasciare il proprio personale contributo. Tutti i lavori sono un riuscito esempio di arte contemporanea integrata alla perfezione con il contesto urbano, sociale e storico circostante. Molti i nomi famosi, come l’illustratore Gary Baseman che ha eseguito un muro allegorico in memoria del rastrellamento del Quadraro del 1944. Lucamaleonte ha realizzato una parete di meravigliose vespe giganti, il quartiere infatti, caposaldo della lotta partigiana, era definito nido di vespe. Ron English, esponente di spicco del pop-surrealismo, ha stupito tutti con il suo baby Hulk, fratello gemello di quello da lui effettuato a New York. L’elenco degli artisti non finisce qui ed è in continua evoluzione

Non solo riqualificazione, la street art può essere veicolo di idee e affermazione di opinioni. «Un’opera d’arte dovrebbe avere sempre in sé un goccio di veleno – continua Diavù – qualcosa di indigesto che spinga chi la guarda a uscire dalle proprie certezze per ricevere quell’emozione. L’arte puramente decorativa che non impegna il cervello non fa per me perché, come diceva Baudelaire, la grande pittura poggia sulle grandi idee». E proprio grazie a una grande idea Muro, tramite l’associazione daSud, è andato in trasferta alla borgata Finocchio. Qui Diavù ha realizzato in un terreno confiscato alla Banda della Magliana, ora parco pubblico, il primo murale antimafia di Roma. Sono le mani le protagoniste di questo dipinto, che attraverso emblemi e parole raccontano una storia. Mani rosse di sangue perché colluse e mani bianche che credono ancora nella legalità e che rivendicano reddito, casa, diritti e welfare. Perché se non ci pensa la politica a lanciare un messaggio, ci mette la mano l’artista realizzando un simbolo indelebile e potentissimo della lotta contro la criminalità organizzata, destinato in qualche modo a colpire, influenzare, stimolare.

Info: www.muromuseum.blogspot.com

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