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Artisti di Sicilia

«Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun’altra regione. Non per l’Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane». Parola di Vittorio Sgarbi. Ecco perché, da un’idea di Gianni Filippini, è stata organizzata la mostra Artisti di Sicilia. Dove? Ovviamente nella terra della Trinacria, degli agrumi, dei carretti, del nero d’Avola e del Marsala. Che è anche la terra di Fausto Pirandello, di Giulio D’Anna e di Giovanni Iudice. Saranno i loro dipinti ad essere esposti fino al 12 ottobre, nei locali dell’ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, insieme a quelli di firme come Aleardo Terzi, Carla Accardi, Renato Guttuso. Artisti che hanno fatto grande la storia dell’arte siciliana del secolo scorso. A curare questa mostra, proprio Vittorio Sgarbi, che in Sicilia non ci è nato ma che la ama e l’ha scelta. Le opere di questi grandi artisti, esposte per la prima volta tutte insieme, l’una accanto all’altra, compongono, come un insieme di fotogrammi, una panoramica della loro terra come luogo di meditazione e conflitto: Fausto Pirandello con le sue spiagge, i corpi ammassati, le carni confuse di sabbia; Renato Guttuso con i colori, il brusio, le cantilene dei venditori del celebre mercato di Palermo; Piero Guccione con i suoi paesaggi poetici; il gruppo di Scicli; la Scuola di Palermo e Giovanni Iudice con uno dei suoi documenti più vivi, parlanti e attuali.

Vere istantanee che lo sguardo cattura e il pennello sviluppa, nella camera oscura della sua arte. «Un progetto titanico – dice Gianni Filippini – che ha già catturato l’attenzione dei più rinomati musei nazionali e internazionali, che desiderano ospitare la prestigiosa collezione siciliana all’interno dei loro spazi per dare vita così ad un’esposizione itinerante». E se per caso, ma non ce lo auguriamo, la mostra non dovesse diventare itinerante, saranno le genti d’ogni parte d’Italia e del mondo ad andare in Sicilia, come, nel caso di un noto detto comune, fa la montagna con Maometto. Sarà l’incanto stesso di quella terra a richiamarle, le genti, come le sirene di Omero richiamavano a sé i marinai. Un incanto che, seppur con le sue contraddizioni, è rimasto invariato nel tempo. Lo stesso che portò Goethe, nel lontano 1817, a scrivere che «L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto […] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra […] chi li ha visti una sola volta, li possiederà per tutta la vita».

Fino al 12 ottobre
Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favigana e Formica
Info: http://www.comune.favignana.tp.it

 

 

 

 

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