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Opera, patrimonio dell’umanità

Al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, pochi giorni fa, è stato fatto un annuncio importante per il paese: l’opera lirica italiana è ufficialmente candidata a diventare patrimonio immateriale dell’umanità. Un riconoscimento dovuto per una forma di espressione artistica che da sempre rappresenta, nel segno dell’eccellenza, l’italianità: ”Vogliamo esprimere il desiderio di diffondere e preservare un bene che è ambasciatore della cultura italiana all’estero, che ha svolto un ruolo fondante nella diffusione della lingua nella penisola e che riteniamo patrimonio identitario della nazione. Vogliamo altresì costruire una comunità solida e creativa, che senta la necessità di riflettere sulle responsabilità che tale riconoscimento comporterebbe, coltivando in questo modo l’ambizione di creare una nuova opportunità per rilanciare la produzione artistica e culturale italiana” scrive nelle motivazioni il Cpi (Associazione dei cantori professionisti d’Italia), che con perseveranza e passione si è adoperata per promuovere la candidatura, raccogliendo firme di grandi esponenti della cultura e scrivendo anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La Conferenza generale dell’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) nel 2003 ha infatti adottato una convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. In tal modo si possono riconoscere e promuovere, col sostegno e la cooperazione internazionale, le più significative espressioni culturali mai prodotte dall’uomo in ogni tempo e luogo. ”La cultura è l’unico bene che condiviso si moltiplica”, diceva il filosofo Gadamer, e l’Unesco vuole proteggere massimamente quelle ricchezze tanto intangibili quanto determinanti nel costruire il profilo e il destino di ogni comunità locale, illuminandone i riflessi e le interconnessioni a livello mondiale. Alla presentazione della candidatura erano presenti, tra gli altri, il direttore del conservatorio di Roma Alfredo Santoloci, la direttrice delle attività culturali dell’Accademia nazionale di santa Cecilia Annalisa Bini e Stefania Baldinotti, esponente del Mibact.

Il protocollo per diventare bene immateriale dell’umanità prevede un percorso burocratico piuttosto lungo, ma le speranze di un successo sono alte. A dispetto delle grandi difficoltà in cui versano importanti fondazioni lirico sinfoniche deputate al belcanto in Italia, la nostra opera lirica sta conoscendo una stagione di nuova prosperità, varcando le frontiere più lontane, come attesta la melomania esplosa in Cina. Del resto lo stesso Rousseau ammetteva ”Se mi si chiedesse quale, tra tutte le lingue, deve avere la grammatica migliore, risponderei che è quella del popolo che ragiona meglio, ma la lingua italiana, che è dolce, sonora, armoniosa e accettata più di qualsiasi altra, è di sicuro quella più adatta al canto”.

Alla presentazione della candidatura sono state anche proiettate video testimonianze di intellettuali illustri che hanno firmato la petizione: Dario Fo evidenzia che la nostra lingua non sarebbe la stessa se il fenomeno dell’opera non avesse contribuito a cambiare profondamente il linguaggio, il modo di pensare e la stessa gestualità del carattere italiano. Da questo genere musicale anche altri paesi hanno attinto molto, rivoluzionando l’espressività nel canto e nella rappresentazione. Senza contare che si deve proprio al successo dilagante del melodramma se l’architettura dell’opera si è sviluppata, grazie alla costruzione di centinaia di teatri realizzati da architetti italiani o imitando il loro stile; il direttore d’orchestra Zubin Mehta ricorda che la lingua italiana è esemplare per le consonanti, le doppie consonanti e le vocali, che permettono un fluido fluire del belcanto e del virtuosismo. «Non potrei concepire una stagione lirica senza includere un’opera italiana – prosegue il maestro – perché le sue melodie sanno trasmettere il senso del testo e del ritmo, e riescono a far uscire dal teatro gli spettatori cantando».

La candidatura dell’Unesco si mostra ancor più importante perché l’opera lirica è un patrimonio che non può preservarsi nei libri e nelle partiture, ma deve trasmettersi attraverso le generazioni solo risuonando nella magia di un teatro e nella dimensione sacrale del vivo ascolto.

 

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