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Marina Abramović, confessioni per il quotidiano spagnolo El pais

Ha già messo in scena il suo funerale in Life and death of Marina Abramović a Madrid, ma non è riuscita a esorcizzarlo completamente. Pochi giorni dopo l’apertura della sua mostra alla Serpentine gallery di Londra, l’artista confessa in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, tradotta per la Repubblica: «Penso ogni giorno a come sarà il mio funerale. Non so quanto durerò ma ho paura e ogni volta che mi trovo in aereo in mezzo a una turbolenza ho bisogno di fare testamento». Sarà Antony Hegarty a cantare in quel giorno, è già deciso, e la canzone prescelta sarà My way. Ma la Abramović, prima di morire, continua a occuparsi attivamente al suo istituto MAI, per il cui futuro nutre grandi aspettative: «Mi piacerebbe che il mio istituto diventasse una piattaforma interdisciplinare, qualcosa di simile alla Bauhaus». In vena di confessioni, lancia una frecciatina a Damien Hirst: «Sono stufa di questo involucro economico che circonda l’arte. Come quella testa di diamanti di Hirst». Viene da pensare: il bue che dice cornuto all’asino.

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