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Una collettiva per David Lynch

David Lynch è un regista che dentro di sé contiene molti registi. Meglio, David Lynch è una persona che ha fatto delle sue visioni il suo lavoro, senza adattare la sua fantasia al cinema ma plasmando il cinema alla sua fantasia. Come spesso succede in questi casi, Lynch ha allargato i confini del grande schermo. Eppure non parleremo del regista ma un’introduzione è necessaria per spiegare quello che sta succedendo a Los Angeles dove una cinquantina d’artisti hanno deciso di dedicargli una collettiva. Protagonista indiscusso di più di cento lavori in esposizione lo statunitense si ritrova interpretato in un’infinità di stili e di tecniche artistiche che ricalcano la sua etereogenità. Regista cinematografico (candiato all’Oscar per tre volte e vincitore del Leone d’oro alla carriera) regista di video musicali (tra cui uno per Moby), autore di serie televisive (Twin Peaks), musicista (due album all’attivo e del resto basta vedere quanta importanza hanno le composizioni di Angelo Badalamenti nei suoi film), artista (la fondazione Cartier di Parigi gli ha dedicato una personale nel 2007, poi approdata anche alla Triennale di Milano l’anno successivo), fotografo, regista di corti e attore. Chiaro come la luce del sole che una sola persona non avrebbe mia potuto rendere giustizia a una tale quantità d’interessi.

Allora ecco l’idea: chiamiamo cinquanta artisti da tutto il mondo e diamogli un unico soggetto, un soggetto ricco che possa giustificare un simile dispiego di nomi, diamogli David Lynch. Deve essere andata più o meno così alla Spoke art gallery che ospita questa collettiva intitolata In Dreams e aperta fino al 29 marzo a San Francisco. Le opere esposte non sono tutti dei capolavori e poche possono dirsi veramente tali ma il dato più significativo, la ragione per la quel questo pezzo esiste, è nell’idea di base che regge l’esposizione: ovvero riunire più visioni possibili di un artista visionario. Così fra i lavori esposti l’omogeneità non esiste ne nei temi e ne nei stili. Gli artisti esposti attingono a piene mani nella variegata carriera dello statunitense, dalla sua produzione cinematografica a quella televisiva rappresentando spezzoni d’inquadrature, ritratti di attori e interpretazioni d’atmosfere surreali, la firma più riconoscibile di Lynch. A volte è lo stesso viso del regista a campeggiare su una tela, ritratti spesso fedeli che arrivano a stravolgere la nota chioma dello statunitense trasformata in una lunga fiamma. E poi le tecniche, le più svariate, dalla classica tela alla scultura, fino a fingere giocattoli con i personaggi di Twin Peaks. Per farvi un’idea, i lavori sono tutti presentati e in vendita qui.

Fino al 29 marzo; info: www.spoke-art.com

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