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L’Italia Suona francese

È uno strumento strano quello che abbraccia Cleo T nel suo mini concerto a palazzo Farnese. Il suono ricorda il buon vecchio clavicembalo: timbro vivo e sgraziato, la sua voce e la viola compensano le asprezze. Sono tre canzoni, le sue, eseguite dopo la presentazione di Suona francese. La calma e l’immensa altezza del salone d’Ercole lasciano spazio a un folto pubblico e regalano un leggero riverbero alla parole che introducono il festival. Comincia l’ambasciatore di Franca in Italia Alain Le Roy: «È la settima edizione del festival, la terza per me, questi numeri credo che testimonino il successo della manifestazione. Novanta concerti in 40 città italiane, da Bolzano a Pantelleria con particolare riguardo ai giovani talenti come La Femme e Cleo T». Gli fa eco Eric Tallon, consigliere generale dell’ambasciata: «L’Italia e la Francia hanno un immenso patrimonio musicale che grazie a Suona francese entra in condivisione». Ma è Anouk Aspisi a ricordare la collaborazione fra il festival e il Maxxi di Roma che ospita il 28 giugno, nella piazza del museo, il gruppo francese Cabaret contemporain. Chiude la conferenza stampa il neo presidente della fondazione Nuovi mecenati, gruppo fra i finanziatori dell’evento, Ludovico Ortona: «La creatività contemporanea è fondamentale, soprattutto per due paesi così vivi come l’Italia e la Francia. In un periodo dove sembra che tutto sia stato già fatto, scritto o suonato è solo dalla condivisione e dalla collaborazione che può nascere innovazione».

Programma denso, quindi, quello di questa settima edizione di Suona francese che fra le novità presenta per la prima volta la simultaneità della corrispettiva manifestazione in Francia, ovvero: Suona italiano, comunque alla sua quarta edizione. Tre mesi di musica francese invadono lo stivale con una serie d’appuntamenti che spaziano dalla musica leggera alla classica senza rinunciare alle ultime sperimentazioni sonore. Si parte dal 20 marzo con Paris rockin’festival che porta nella capitale la musica elettronica d’Oltralpe per una tre giorni tutta a base di suono sintetizzato e si conclude a Milano il 30 giugno con il concerto dei Supernatural. Nel mezzo: jazz, rock-pop, classica, elettronica e musica contemporanea (qui il programma).

Perfetta sintesi della fusione Italia Francia è la musicista Cleo T che chiude la conferenza e apre il rinfresco con un suo mini concerto. Nata a Parigi ha in realtà origini italiane, corse per la precisione. «L’anno scorso abbiamo fatto 45 concerti in Italia, suonando soprattutto nel sud – dice la cantante – ho composto anche una canzone nella vostra lingua registrata per il mio primo album». La canzone si chiama Trista (sì, con la a) stella, il cd Songs of golden and shadow, uscito a dicembre e seguito da un lungo tour che ha portato la francese in giro per tutta Europa. «La maggior parte delle canzoni – continua Cleo T – sono in inglese perché è in quella lingua che ho le mie radici musicali. Da piccola ascoltavo molto blues e jazz, ho scoperto la musica francese pochi anni fa ma è stato amore a primo ascolto». La passione per l’Italia è legata soprattutto ai suoi studi storici artistici «Durante il tour ho avuto la possibilità di conoscere dei monumenti stupenti che avevo visto solo sui libri». E la musica italiana? «Mi piace la vostra musica popolare, la trovo molto drammatica e poi ascolto moltissimo l’opera». E da questo miscuglio d’ispirazioni che nascono le sue canzoni: «Considero musica tutto ciò che si può sentire, come diceva John Cage, anche il silenzio è musica e come tale va ascoltato». Come si chiama lo strumento che hai suonato? «Autoarpa». Poi se ne va, come è arrivata, con un bicchiere di spumate in mano. O forse era champagne.

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