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Nanni Valentini a Milano

In mostra al museo Diocesano l’intelligenza artistica di Nanni Valentini (Sant’Angelo in Vado 1932 – Monza 1985), durante la mostra a lui dedicata, dal titolo Terre, in segno di rispetto a questo elemento, che l’artista adora manipolare, osservare e analizzare. «L’artista si sceglie solo, ingaggiando un corpo a corpo erotico e agonico con la terra, con le terre, in cerca d’un’arte che sia l’arte – scrive a proposito Flaminio Gualdoni, vero complice di questa avvenuta esposizione – non uno dei possibili che si agitano nel nominalismo mondano delle cronache». Partecipare a questo evento significa conoscere da vicino il percorso artistico di uno dei massimi esponenti della scultura italiana del secondo dopoguerra.

L’arte ceramica è protagonista in questo iter investigativo, intrapreso da Valentini, il quale ne ha appreso i segreti più intimi intessendo collaborazioni con grandi maestri come Lucio Fontana e confrontandosi con i lavori di altri artisti quali, Arturo Martini e Leoncillo Leonardi. «Mi piace manipolare la terra, vedere attraverso una tela, bagnare di colore le cose. Cerco di capire cosa c’è nell’interspazio tra il visibile e il tattile. Forse è un desiderio di rendere fluido ciò che è cristallizzato. La creta, la tela, e la carta sono i supporti che uso – scrive Valentini – ma all’arte, anche a quella fatta con la terra, non si addice più il centro gravitazionale dei valori, né tanto meno si può parlare ancora dell’arte come sintomo della dispersione, della crisi del centro, ma anche l’arte fatta con la terra cotta può raccontarci l’apparizione di luoghi, la presenza, anche lontana, di fantasmi abbandonati, di volti muti, di spessori non riflettenti, di percorsi meno attesi. Indizi, frammenti, ma certamente desiderio di uscire di nuovo dalla metafora».

Dopo un attenta selezione compaiono in mostra l’Annunciazione, una delle sue opere più importanti, presentata per la prima volta nel 1984 al Pac di Milano e Trasparenze pittoriche della metà degli anni ’70, sino alle installazioni della maturità, come Angelo Dioniso, Focolare, Il vaso e il polipo, Endimione e i 28 volti di Selene. La sintesi del suo tocco artistico lascia solo il segno della materia, come presenza duratura nell’esistenza. Le sue opere sono come àncore a cui aggrapparsi quando la realtà si fa invisibile agli occhi e diviene fantasma. La terra vive e si respira anche nel suo velato apparire, la terra c’è e ci sostiene anche nel nostro volare oltre.

Fino al 27 aprile; museo Diocesano, corso porta Ticinese 95, Milano; info: www.museodiocesano.it

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